IL SESSO SUI GIORNALI, IL SEGGIO NELL’OMBRA. La Coalizione Civica di Bologna tirata per la giacchetta dal nuovo partito Sinistra Italiana (SI)

Del sesso ha fatto scempio il sociologo Fausto Anderlini (http://www.radiocittadelcapo.it/archives/giovani-femmine-come-bottino-di-guerra-e-rivolta-in-coalizione-civica-170530/), fungendo da involontario (?) specchietto per le allodole. Ha sviato da quel che sta accadendo a Bologna nella Coalizione Civica anti-Pd, alle prese in questi giorni con una serratissima trattativa interna sul numero di seggi e il tipo di allestimento in vista delle primarie, il 28 febbraio, per la scelta tra i due candidati sindaco: il giuslavorista Federico Martelloni (www.federicomartelloni.it), ex Tuta Bianca e dirigente nazionale di Sel (ma esiste ancora?) e la ‘civica’ Paola Ziccone (www.paolaziccone.it), ex direttrice del carcere minorile del Pratello, con una storia personale e professionale dal modus operandi ‘plurale’ che parla da solo. Lei che ha ribadito più volte “mai col Pd”, lui che non guasterebbe se lo dicesse più esplicitamente.

Convitato di pietra, il nascente partito della Sinistra Italiana in cui Sel tenta di far confluire molti in vista del congresso del 2-4 dicembre 2016, nei confronti del quale però hanno una posizione molto più sfumata sia Rifondazione Comunista che Possibile di Pippo Civati. Tutte formazioni politiche presenti nella Coalizione Civica che ormai, tirata per la giacchetta, soffre di queste spinte nazionali. Una Coalizione che prima di Natale, inaspettatamente, era riuscita a riunire mille brandelli delle sinistre e delle esperienze locali della città, in vista delle elezioni comunali del giugno 2016.

La prima zampata del costituendo partito era stato il venticello che per mesi, fino all’ufficializzazione di poche settimane fa, aveva suggerito alla stampa locale il nome di Martelloni come possibile candidato sindaco. In troppi avevano sottovalutato quel venticello, poi invece l’ufficializzazione è diventata segnale di una ricomposizione sotto la bandiera di Sinistra Italiana di diversi attori politici, che fino a prima di Natale avevano agito a Bologna come singoli o collettivi, magari coordinati, ma indipendenti. Così, il direttivo di Coalizione Civica – composto col manuale Cencelli considerando queste indipendenze – è ormai decisamente spostato sulle istanze di Sinistra Italiana. Con un curioso ruolo di Possibile che, invece di prendere qualche distanza da Sel-SI come vorrebbero le scelte politiche nazionali, una volta conquistata la presidenza grazie anche al co-fondatore della Coalizione, l’ex Ds Mauro Zani, non si è schierato. Possibile vorrebbe ritagliarsi il ruolo di mediatore fra Sel-SI (alleata dei centri sociali Tpo e Labas, truppe tostissime) e chi invece è rimasto a portare le insegne di una ‘civicità’ ormai rada in questa Coalizione, dove alle discussioni sono subentrate gli attacchi del branco che si scaglia, compatto, una volta individuata la vittima.

L’Anderlini sessista una bastonata se la cercava da tempo, ma qui l’ha trovata centuplicata dalle lotte dei partiti che tentano di egemonizzare la Coalizione. Intoccabile la candidata ‘civica’ Paola Ziccone (il co-fondatore Zani la sostiene, con lei anche l’avvocato Mario Bovina, primo presidente della Coalizione, Margherita Romanelli che viene dalle ong, Cecilia Alessandrini che lasciò il Pd per Tsipras alle europee 2014), le truppe tostissime si sono così abbattute su Anderlini. Amen. Mi aspetto però altre vittime sacrificali nei prossimi giorni.
In ogni modo, il problema della Coalizione Civica non è il sessismo, neanche quello dimostrato dalle truppe tostissime nell’ultima assemblea, organizzata in modo tale da far fuggire le mamme col passeggino per esibire invece la paternità di Gianmarco De Pieri, leader del Tpo col bimbo in braccio. Il problema è un altro, è il tentativo di egemonizzazione da parte di SI alleata ai centri sociali, passato in questi giorni attraverso la burocrazia dell’organizzazione delle primarie.
E’ burocrazia e dunque sembra noiosa, ma per chi vuole capire un po’ come si esercita il potere, qui la spiego. Quell’assemblea tostissima, il 14 febbraio – celebrata già come vittoria dai sostenitori di Martelloni – ha deciso che possono votare alle primarie del 28 febbraio tutti i residenti di Bologna e provincia che sottoscrivano l’appello politico del luglio 2015. Non più dunque solo gli iscritti all’associazione (poco più di 500). Una decisione fortemente voluta da SI e dai centri sociali, convinti di poter portare pochi iscritti all’associazione ma molte persone per il solo impegno del voto del 28 febbraio. Una decisione contestata dal Prc, secondo il quale le primarie rimandano troppo al governo Renzi e che comunque, pur mugugnando, ha deciso di partecipare e di sostenere Paola Ziccone.
Ora, molti in Coalizione Civica ricordano la dichiarazione, in una riunione al Tpo con un centinaio di persone – anche l’europarlamentare civatiana Elly Schlein, Bovina, l’ex assessore comunale Alberto Ronchi – in cui Martelloni annunciò l’intenzione di volersi candidare, ponendo subito le proprie condizioni: non si sarebbe fatto avanti se la scelta del candidato sindaco sarebbe stata affidata alle “primarie di quartiere”, puntando a limitarla al voto in un unico seggio, aperto più ore durante un evento organizzato. Una scelta discutibile per i ‘civici’, ma in quel momento ancora supportata dallo statuto dell’associazione, che allora limitava il voto sul candidato sindaco ai soli 500 iscritti.
L’assemblea del 14 febbraio ha deciso però di allargare la platea dei votanti a tutti i residenti del territorio metropolitano ex provinciale, quindi un solo seggio non reggerebbe il voto di migliaia di persone. Paola Ziccone ha chiesto di conseguenza, con forza, di avere almeno 6 seggi in città (uno per ognuno dei nuovi quartieri) e vari in provincia. Avrebbe voluto almeno due seggi mobili: camper o furgoncini capaci di spostarsi tra i comuni di pianura e di montagna, ma la battaglia politica nel direttivo non lo ha reso possibile. La mediazione è stata di due soli seggi fissi in provincia, vicini a Bologna: uno a Casalecchio, l’altro a San Lazzaro.
Adesso restano da decidere quisquilie come quante cabine ci vanno in ogni seggio e la discussione da pelo nell’uovo cela ancora una volta il tentativo di egemonizzazione: mettere più cabine laddove si potrà controllare meglio, fisicamente, le condizioni del voto. Per far ignorare magari che bisogna essere residenti a Bologna e provincia. Dunque, carta d’identità alla mano: ma chi le controlla? Oppure, posso immaginare che verrà pubblicizzato più un seggio piuttosto che un altro, penalizzando i seggi in provincia o altre cosucce amene. I social network si prestano bene e, in fondo, la burocrazia è interessante. Molto interessante.

Ai ‘civici’ resta una sola carta, mobilitarsi tutti il 28 (anche Anderlini, nonostante l’onta) per votare Paola Ziccone. Altrimenti a Bologna quel che accadrà è solo la nascita di un nuovo (piccolo) partito dalle ceneri della sinistra di Sel. Tanto rumore per nulla.

Aggiornamento (3 marzo 2016) –

Federico Martelloni di Sel ha vinto le primarie il 28 febbraio.
Il giorno dopo la ‘civica’ Paola Ziccone ha rifiutato le ipotesi di posti in lista che le erano stati offerti.
L’1 marzo il Prc si è riunito e ha deciso di uscire da Coalizione Civica.
Il 3 marzo si è venuto a sapere che il co-fondatore e quasi ‘padre’ della Coalizione, Mauro Zani, si è dimesso dal direttivo e che si profilano altre dimissioni di ‘civici’, già decimati per diversi altri motivi.
Restano nel direttivo gli esponenti di Sel-Sinistra Italiana, di Possibile, dei centri sociali Tpo e Labàs e dell’ex assessore comunale alla cultura Alberto Ronchi, ovvero i ‘cuculi’ descritti giorni fa dallo stesso Zani nel suo blog (https://maurozani.wordpress.com/2016/02/28/il-nido-del-cuculo/).

La Coalizione Civica non esiste più nel suo progetto originario.

 

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Elezioni 2016. Il laboratorio Bologna sdogana la sinistra

E’ confermato, Sel si spacca a Bologna nei due schieramenti pro e contro la conferma dell’alleanza con il Pd alle elezioni comunali del 2016 (https://www.facebook.com/giulia.seno.98/posts/1000887303302194), ma è la città tutta che si conferma laboratorio politico, anche per altri tipi di anime che la abitano, tanto da spaccare pure le larghe intese volute a Roma dal premier e segretario Pd, Matteo Renzi. A Bologna sembra infatti inascoltato il sollecito del vice premier Angelino Alfano del Nuovo Centrodestra (Ncd), che vorrebbe le stesse ‘larghe’ intese in campo anche per le amministrative 2016. Così, non appena il segretario bolognese del Pd, Francesco Critelli, blinda la ricandidatura del sindaco Virginio Merola che secondo i centristi guarda troppo a sinistra, il ministro Udc Gian Luca Galletti interpreta il gesto come un ‘liberi tutti’, e annuncia una candidatura di centro. Forse lui stesso, bolognese e da tempo in predicato, forse un altro, ma comunque un candidato centrista, che finirà per rompere a Bologna il ‘largo’ delle intese alla base del Governo Renzi.

Così siamo già a tre candidati sindaci. Uno del Pd, ovvero il sindaco Merola fiancheggiato a questo punto solo da un pezzetto di Sel; uno centrista e uno del ‘vecchio’ centrodestra Forza Italia-Lega Nord-Fratelli d’Italia, o meglio probabilmente una: la consigliera comunale leghista Lucia Borgonzoni che il leader del Carroccio, Matteo Salvini, spesso a Bologna negli ultimi tempi, non impone ma predilige.

Un quarto candidato sindaco avrà 5 stelle e sarà presumibilmente il capogruppo in Comune, Massimo Bugani, beniamino di Beppe Grillo, grazie al potere del quale è sopravvissuto alle mille lotte del meet up più agitato d’Italia, che fra gli espulsi ha contato nomi come il paladino della democrazia interna, Giovanni Favia, e la consigliera comunale Federica Salsi.

E’ in questo contesto – dove tutti i protagonisti guardano al centro, nonostante qualche timido gesto un po’ a destra o un po’ a sinistra o né-a-destra-né-a-sinistra – che si aprono possibilità per la sinistra di base a Bologna. La prima vera possibilità di contare qualcosa dalla Svolta della Bolognina 26 anni fa, da quando l’allora segretario Achille Occhetto comunicò l’intenzione di abbandonare nome e simbolo del Partito comunista italiano (Pci). Lasciando però per strada, man mano, oltre al Comitato Centrale che non aveva più ragione di esistere, anche tutte le migliori pratiche mutualistiche che avevano fatto di Bologna la città esempio delle Giunte Rosse che amministravano, grazie anche alla Cooperazione con la ‘C’ maiuscola, casa e lavoro per tutti, buone scuole pubbliche dell’infanzia, buona sanità. Un mondo che oggi non esiste più, non solo per la crisi globale, ma perché lasciato all’amministrazione di un Partito che insieme ai tanti nomi (da Pci a Pds, Ds, Pd) ha cambiato in peggio anche l’anima sociale e socievole di questa città. Certo, resta meno peggio che in tante altre parti d’Italia. Ma la gente di Bologna non si è mai accontentata del meno peggio: quando spala la neve alla fine vuole vedere il vialetto pulito.

Bologna ha però tante anime anche all’interno della sua sinistra e sono tutte in cerca delle pale, anche se per fortuna ancora non è cominciato a nevicare. Sembra però che stavolta, la prima in 26 anni, l’abbiano finalmente capito che dovranno starci tutte insieme su quel vialetto a spalare nella stessa direzione, per cogliere l’occasione che si apre con le elezioni del 2016: tolti gli analisti Pd, gli altri sono concordi nell’affermare che stavolta il Partito non vincerà al primo turno.
La questione è quindi quale sarà lo schieramento che sfiderà il Pd al ballottaggio. Se la sinistra riuscirà davvero a presentarsi unita, con un’unica lista oltre che con un unico candidato sindaco, potrà contendere l’onore della sfida, e l’onere, al M5s, che al momento pare favorito sulle formazioni di centro e centrodestra.

Dunque, ben vengano tutte le iniziative in programma prima di Natale: dai civatiani di Possibile che domenica pomeriggio si trovano alle Scuderie con l’europarlamentare Elly Schlein, ai centri sociali di Bonalé che intorno a metà dicembre prevedono “un momento unitario e programmatico” o l’ex assessore Alberto Ronchi che, prima cacciato e recentemente di nuovo lusingato dal sindaco Merola, oggi ha presentato la sua nuova associazione culturale La Boa  e il suo progetto politico Abitare Bologna.

Ma per vincere l’onore e l’onere della sfida l’Anno Nuovo dovrà vederli tutti su quel vialetto a spalare, insieme alla Coalizione Civica fondata dall’ex Ds Mauro Zani con l’avvocato Mario Bovina, la stessa Federica Salsi e diversi pezzi della sinistra di base (Marina D’Altri, Paolo Soglia, Marco Trotta, Cecilia Alessandrini, Sergio Caserta) e di quella di Sel (Luca Basile). Anzi, all’interno della Coalizione Civica: l’associazione aperta formalmente il 20 novembre ha già 140 iscritti, ma ha scelto di non eleggere se non organi provvisori, in attesa che tutti si decidano a mollare gli ormeggi e a veleggiare nella casa comune. E già adesso la Coalizione non si presenta male, capace di rispondere così – con una filastrocca http://www.coalizionecivica.it/zirudela-per-la-repubblica/ – all’attacco piccolo piccolo al proprio simbolo, un Nettuno enfatico, poco bello ma scelto ormai da due mesi, che il quotidiano gli ha dedicato oggi sulla prima pagina locale.

La vita è tutto un leak. Dalle botnet usate male alla violenza sulle donne in vista della Giornata mondiale

Potrei continuare a ribattere che le botnet usate male fanno molti più danni di quel che si può immaginare, non solo in politica (https://www.facebook.com/giulia.seno.98/posts/998590306865227), come del resto l’ambiguità e il non detto distruggono ogni relazione proficua.
Ma si avvicina il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una violenza non solo fisica, fatta di soprusi e vessazioni quotidiane, che ambiguità e non detti in ogni ambiente – familiare,  di lavoro, scolastico, universitario, politico, sindacale, associativo – perpetuano e perpetrano all’infinito.

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Ogni tanto le cose sembrano andare un po’ meglio, quando emergono ad esempio i dati sui femicidi, sempre in aumento: sembra un paradosso ma non lo è. Prima le donne venivano uccise del tutto in silenzio. Risultano dunque un leak anche i dati sulle donne morte ammazzate, uccise perlopiù da mariti, fidanzati o ex partner. No, non sono la solita estremista, lo dicono i dati: almeno i corpi morti delle donne si riesce a contarli. E spesso si sa chi le ha uccise: “nel 58% dei casi l’autore è stato il partner attuale o ex della donna (http://www.casadonne.it/wordpress/8a-indagine-sui-femicidi-in-italia-realizzata-sui-dati-della-stampa-nazionale-e-locale-anno-2013/)”.

Più difficili da contare sono le molestie, moltissime non denunciate per amor di pace, per non incorrere in persecuzioni peggiori. Più difficili ancora da evidenziare sono gli abusi su bambini e bambine, oppure sulle donne che sono anche lesbiche o transessuali, che provengano dal genere maschile o femminile poco importa.
Anche per questo associarsi è utile a evidenziare tutte le vittime della violenza maschile e il 25 novembre ArciLesbica Bologna e Casa delle Donne organizzano insieme un presidio-flash mob (appuntamento in piazza del Nettuno alle 18.45): “leggeremo dei brani dal libro “Ferite a morte” di Serena Dandini – scrivono in una presentazione – e con candele indicheremo simbolicamente che le storie di chi vive la violenza non possono e non devono essere taciute. Saremo in piazza insieme a tante altre donne (diversi i presidi e le manifestazioni annunciate)”.
Per tutto il mese la Casa delle donne ha riproposto il Festival della Violenza Illustrata, che per il 25 novembre prevede la proiezione gratuita al Cinema Lumière del documentario di Germano Maccioni “Di genere umano”, che racconta l’esperienza del seminario “La violenza contro le donne. Problematica dei sessi e diritti umani”, istituito per il secondo anno dall’Università di Bologna. Durante la Giornata mondiale, inoltre, il festival ha concordato con alcuni suoi sponsor che “facendo la spesa nei supermercati il 25 novembre, Coop Adriatica devolverà alla Casa delle donne l’1% dei prodotti confezionati a marchio Coop, e Nordiconad parte degli incassi della giornata”
http://www.casadonne.it/wordpress/festival-la-violenza-illustrata-x-edizione-rinate-di-donna-2/

Il festival, che quest’anno celebra la sua decima edizione e insieme i 25 anni di attività della Casa delle Donne di Bologna, prosegue il 26 novembre con un corso specifico per le Forze dell’Ordine (Ascoltare per proteggere. L’audizione della donna e del minore vittime di violenza) organizzato al Comando Regione Carabinieri Emilia-Romagna. La chiusura del festival, il 28 novembre alle 14.30 alla Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio in piazza Maggiore, è con il convegno internazionale “Tutti/e dovremmo essere femministi/e. Nuove visioni e ricerche politiche sulla situazione delle donne in Italia, Svezia e Spagna”, che rilancia il ruolo delle donne e dei movimenti femministi nel cambiamento del discorso pubblico intorno alla violenza maschile.

Ellosò, non è facile saltare dalle botnet alla violenza contro le donne. Ma quel che è giusto è giusto, in ogni Paese, in ogni cultura. Possiamo parlare per ore dei concetti di giusto e sbagliato, ma un leak per me vuol dire fare chiarezza, verso tutta la verità possibile, qualsiasi cosa tu stia facendo, sia che lavori, cresci figli, giardini, studenti o chiedi un voto.

A proposito di dati sulla violenza contro le donne, è appena uscito il ricchissimo lavoro di @MaraCinquepalmi

http://www.consumatrici.it/23/11/2015/donne-2/00049771/contro-la-violenza-sulle-donne-i-dati-i-costi-e-le-vie-duscita-infografica

Salvini di nuovo in testa alla classifica grazie ai bot. E’ @Gilda35 che svela l’arcano

E’ mezzogiorno quando Matteo Salvini posta su facebook che l’hashtag lanciato su twitter per attaccare il ministro Ncd Angelino Alfano è primo nei Trend Topic di @TT_mobile:

“PRIMO hashtag in assoluto in Italia ‪#‎alfanodimettiti‬
Non è una questione personale: è buon senso, è legittima difesa, è la voglia di vivere in un Paese sicuro, guidato da gente capace”.

Un risultato raggiunto in poco tempo.

Il Nuovo Centro Destra replica neanche un’ora dopo lanciando un hashtag difensivo, #iostoconAlfano, che però non ottiene lo stesso successo. Nel tardo pomeriggio l’hashtag #Alfanodimettiti resisteva in testa (confermato primo nelle classifiche intorno alle ore 14, e non scalfito nei parziali aggiornamenti seguenti).

E’ a questo punto che @Gilda35 svela l’arcano: l’hashtag #alfanodimettiti è balzato in testa grazie a una botnet che “gestisce oltre 412 accounts” e sono questi account (poi saliti a 479) che “hanno creato e mandato in Twitter Trend Topic la campagna di oggi”. Una botnet che si chiama “LegaNordIllustrator” e fa capo, è l’accusa, al social media manager del leader leghista Matteo Salvini.

Intorno alle 20, quando l’hashtag leghista era sceso al quarto posto, Matteo Salvini @matteosalvinimi reagisce su twitter:

“Qualcuno dice che voi che twittate #alfanodimettiti siete tutti fake, robot, tutto finto, tutto virtuale… Confermate che siete VERI???”. Normali, a questo punto, i retweet in circa un’ora (121).

A chi scrive la vicenda o rilancia i tweet critici arrivano anche insulti: a me – semplice cronista – è stato riservato quello di “troia incapace”, ma non ero sola a beccarmi l’epiteto, ero in compagnia della portavoce Ncd, Valentina Castaldini, accomunate nello stesso tweet come difficilmente ci potrà capitare ancora.

Viene da ridere, se non ci fosse da piangere. Insomma, un leader politico nazionale che si organizza una campagna twitter a suon di bot per attaccare un avversario. Ovviamente, i mediattivisti indipendenti che se ne accorgono e denunciano il bluff in rete, a tutela della rete e di nessun altro, sono quelli che finiscono per rimetterci.

Su facebook se ne parla, un po’ ci si ride, un po’ si spiega. E’ qui che il data analyst Roberto Favini si ricorda che per Matteo Salvini non è la prima volta. Fece qualcosa del genere anche nel 2014, per la campagna elettorale delle europee. E posta il resoconto:
“Matteo Salvini primo politico su twitter, ma con l’aiutino” http://www.myweb20.it/2014/05/matteo-salvini-primo-politico-su-twitter-ma-con-aiutino/#sthash.Ri0q6p6H.dpbs
Sì lo so, non ci si crede. Ma sul profilo twitter di @Gilda35 trovate anche un bel po’ di conversazioni illuminanti.

L’elenco degli account individuati il 16 novembre 2015 è qui: http://pastebin.com/ZVL1tghG

 

Aggiornamenti – 20 novembre 2015

Alla fine le botnet usate erano tre (una appaiata a LegaNordIllustrator e una gestita con modi e tempi separati), gli account controllati molti di più.

Come sono stati controllati gli account lo spiega Matteo Flora qui: https://m.youtube.com/watch?v=Q5WoI_sO02I

Altre informazioni le trovate qui —-> http://motherboard.vice.com/it/read/matteo-salvini-ha-utilizzato-una-botnet-per-gonfiare-la-sua-presenza-sul-web

C’è anche lo storify di Roberto @postoditacco —->

https://storify.com/postoditacco/lega-nord-illustrator-il-bot-di-salvini?utm_source=t.co&utm_content=storify-pingback&utm_medium=sfy.co-twitter&awesm=sfy.co_r10ei&utm_campaign

@Gilda35 – collettivo di professionisti dedito al debunking – è anche su facebook (Progetto Gilda35) e qui: http://gilda35.com

Come trovare il pericoloso pacifista in mezzo ad attentati ferroviari e scontri di piazza. Oggi a Bologna

Per chi non è di Bologna ci vuole una mappa della città per capire cosa è successo oggi. Questa è parziale.

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Al centro, per un giorno, il leghismo che a destra oggi tira più di Forza Italia: Matteo Salvini ha chiamato quel popolo proprio in piazza Maggiore, dove campeggia il sacrario dei caduti della Resistenza. Tra l’altro tuonando che sarebbero stati almeno centomila, salvo poi essere smentito dai conti certosini fatti dal collettivo di scrittori Wu Ming (sì sì, quelli di “Q”, che sono beceri comunisti): intorno alle ventimila persone, il massimo tra stand del cioccolato, palco e altre impalcature. E non sono state di più le persone portate in piazza da Salvini e Berlusconi, facendole calare dal lombardo-veneto. Da Roma invece è salito qualcuno di Fratelli d’Italia e qualche altro scampolo di destra.
La sinistra (sic) ha sparso tutte le lettere della parola in troppi appuntamenti che dicevano tutti sostanzialmente la stessa cosa: “i fascio-leghisti non ci piacciono neanche un po’”. Senza contare l’Anpi, i migranti e Atlantide che hanno manifestato il giorno prima.  Oggi, addirittura, i centri sociali ne avevano convocati due di concentramenti: Tpo, Labas, Hobo da una parte in piazza XX settembre (poco più in là, in stazione, Rifondazione con bandiere rosse) e Cua, Crash, Xm24, Social Log sul ponte di Stalingrado a prendersi la palma per il corteo più “tosto”. A parte, anche un centinaio di studenti. Complimenti. Ieri sera c’era gente che voleva organizzarsi per andare oggi a manifestare contro Salvini e non sapeva dove andare senza rischiare le botte. Che in verità son state poche, finite con pochi fermi di polizia e un poliziotto che si è dovuto far medicare.
Qualcuno, forse una decina di persone, si è autorganizzato anche oggi un presidio in piazza di Porta Lame, dove le statue di partigiani celebrano l’omonima Battaglia della Resistenza che l’Anpi ha commemorato ieri. Hanno portato fiori e fazzoletti rossi. E hanno bendato un paio di statue, un po’ scherzando e un po’ no: che i partigiani non vedessero cos’ha dovuto ospitare oggi la città che loro liberarono dal nazi-fascismo settant’anni fa.

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Fin qui, con il Pd ormai solo di governo e sostanzialmente quasi silente, la solita rappresentazione della politica di destra e anche quella di sinistra, vuoi di base e “tosta” o civica e pacifista. Ma la cosa buffa è stata che, con tutto quello che avevano da fare le forze dell’ordine oggi a Bologna – svegliate che era ancora notte da un nuovo attentato alle linee ferroviarie, che quando i treni si fermano un po’ fanno godere tanto i fan delle molotov – hanno trovato anche una pattuglia che andasse a identificare uno per uno i manifestanti di Porta Lame, tutti pericolosissimi facinorosi: insegnanti, funzionari pubblici, docenti universitari. “Ma siamo venuti qui, lontani da tutto, proprio per evitare tensioni”. Prego, favorisca i documenti, professore. Ecco.
Qui il resoconto di Cecilia Alessandrini, in prima persona https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10153609815002221&substory_index=0&id=737932220

Vacanza in Sardegna. Cerchi sole e mare, trovi anche arte e passione. Con Savina Dolores Massa, Luigi Scano e Alberto Masala [tra gli altri]

L’arrivo dei contratti di solidarietà all’Ansa (https://lavandaia.wordpress.com/2015/06/28/e-ansa-e-vero-ancora-per-quanto-intanto-e-scontro-non-solo-sindacale/) e dunque la prospettiva di una mesta sopravvivenza editoriale senza progetti – contestualmente alla misera fine della vita sindacale per me (mai più) – mi ha letteralmente stremato. Una vacanza si imponeva, tanto più che la frettolosa organizzazione dei periodi di solidarietà mi ha allungato di due giorni le ferie agostane. All’improvviso si è prospettata la Sardegna: i mari di Oristano, una casa condivisa con Patrizia e Fabio, un’auto per assaggiare ogni giorno una spiaggia diversa, dal granello di quarzo di Maimoni e Mari Ermi, alla roccia della punta di Su Pallosu, agli ammassi di alghe che sembrano scogli a S’anea Scoada. Un incanto dietro l’altro.

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Nonostante la troppa gente di S’archittu, che in agosto spunta anche in altri tratti di costa. Ma andarci in giugno in Sardegna no…? Mi chiedevo a me medesima, convinta di non aver davvero null’altro da fare o da pensare, mentre mi promettevano un magnifico gelato fatto di frutti freschi ogni giorno: fichi e fichi d’india e more, certo anche la classica nocciola, ma con i frutti veri è davvero un’altra cosa. Ed è così che siamo finiti ad assaggiare la bontà assoluta del pistacchio e dei pinoli, a Torregrande, cittadina rivierasca a due passi da Oristano. Da Gigi, che dalla sorella ha imparato il mestiere di gelataio che gli dà da vivere. Sembra una cosa normale, forse lo sarebbe pure in qualche altro dei mondi possibili, ma in questa nostra Terra, se uno crea come Gigi no, non lo è.

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GIGI È INFATTI LUIGI SCANO: pittore, scultore di donne in gesso cerato e cultore di materiali che gli permettono di produrre quadri e figure, anche maschere fra tradizione sarda e rarefazione contemporanea, con yuta o broccati. E di sovrapporre scenari a fondali acquarellati a modo suo (“questo colore? L’ho fatto con i fondi del caffè”), modificando a piacere forme e prospettive, come vuole la sua ricerca più recente.

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Potrei dire che è un grande artista, ma lo conoscono in pochi, incomprensibilmente misconosciuto oggi, nell’era dei social network dove chiunque promuove se stesso anche se non ha nulla da offrire. Ma Gigi non è su facebook o su Twitter. Ha una e-mail (scanoluigi@yahoo.it) ma la legge di tanto in tanto. Al cellulare risponde quasi solo a chi conosce. Insomma, lui che fa cose da mostrare le fa vedere solo a pochi, ogni tanto. Sì, qualche mostra l’ha fatta, non solo in Sardegna, piccole, l’ultima nel 2010, poi basta, disgustato non dai modi di chi guadagna sull’arte, ma di chi ingannerebbe anche la madre pur di spremere qualche euro. Tra schizzi, disegni, dipinti, sculture e altre creazioni, Gigi ha centinaia e  centinaia di pezzi, che tiene tra casa e garage. “È tutto pieno”, scherza. E ne ha riprodotto le immagini in digitale. Ha quasi tutto in un visore antidiluviano: “ti mostro le cose domani, oggi si sono scaricate le batterie”. E fugge a servire i bambini di due famiglie arrivate per il gelato al chiosco con l’insegna “G”: “Il limone con la scorza sopra, grazie. E… senti la fragola! Sa proprio di fragolaaaaa….!”. Lo so, anche a me sembrava il solito mezzo matto, ma solo finché non ho visto i suoi lavori.

 

Anche Patrizia Pertuso ne è rimasta affascinata e ne parla qui https://patriziapertuso.wordpress.com/2015/08/25/luigi-scano-la-mia-arte-punta-a-scavalcare-tutte-le-inutili-staccionate/

Torniamo alla casa delle vacanze, alla periferia di Oristano e sbircio male facebook dallo smartphone, giusto per passare il tempo, in tempo infatti per sentirmi sgridare online da Paola Periti, che ha riconosciuto qualcuno dei miei #orizzonti marini postati con foto: “sei a Oristano? Cerca Savina! Spesso fa qualche lettura in pubblico l’estate”. Ommamma, ma Savina è a Oristano?? Sono una donna troppo distratta. Meno male che Paola se ne è accorta. E poi dicono male dei social media! Cerco Savina col messenger di fb e la trovo subito, ma ha appena finito un’iniziativa e le altre non le ha in programma prima di settembre. Uffa! Ma almeno ne parlo a Patrizia e Fabio, a loro faccio leggere uno dei piccoli divertissement che Savina regala spesso su facebook (lei invece è social!):

Esistono in tutto il mondo agenzie turistiche per viaggi dell’ultimo momento. Del tipo che non fai neppure in tempo a prepararti una valigia, neppure con mutande di ricambio, pettini, taccuino. Vietatissimi i cellulari.

Operatori efficientissimi ti forniscono l’essenziale per un viaggio pare indimenticabile. Il solo dato identico a tutte le partenze è che i parenti e gli amici ti salutano. Se ne possiedi, altrimenti parti e basta, alla cieca, anche se tutto attorno splende il sole.

L’originalità di tali agenzie è che non ti comunicano in anticipo il luogo della destinazione. Qui sta il bello: la sorpresa per ciò che troverai. L’altro bello del viaggio è che nessuno pubblica foto della propria vacanza su fb. Ennesimo bello: da quei luoghi non torna nessuno.

I becchini non sono mai categoria in crisi.

S.D.M.”

Piccole cose, non certo importanti come il suo “Undici” d’esordio o il più recente “Cenere calda a mezzanotte”, ma tanto godibili e non solo perché immediatamente raggiungibili.

Savina l’ho conosciuta l’anno scorso a Bologna, in un giro di presentazione del suo libro: ero arrivata per caso con Francesca Ballico in quella libreria in centro. “Dai vieni che c’è anche Alberto”. Alberto Masala? Non lo vedo da una vita! Rimango flesciata dal ricordo di lunghe chiacchierate in osteria, fino alle 4 del mattino, secoli fa, quando il Pratello era anche casa mia tutti i giorni. Lui l’avevo conosciuto da studentessa, quando gestiva con altri il No Wall in via delle Moline. Ere fa.

Quella sera riscopro così Alberto e scopro il suo legame d’anima e parola con Savina.

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ALBERTO MASALA E SAVINA DOLORES MASSA (Bologna, marzo 2014)

Che dire: mi son trovata loro due che  costruivano letteratura come accarezzando il tempo nel salotto di casa, dov’era passato anche Marcello Fois a scambiare saluti e pensieri. Catturata. Savina sono tua.

È in questo stato d’animo che mi sono trovata una sera di questa vacanza a mangiare la pizza a Oristano con Savina Dolores Massa. Sedute, noi due, più tardi, sui gradini del Duomo. “Ci siamo raccontate le vite”, ha commentato lei dopo con Paola su facebook. Essì. Ed è stato dolce e profondo, nonostante ferite e pizzicotti. Quasi come il mondo visto con Savina.

Alberto lo rivedrò a Bologna, prima o poi. Ma chi è ancora in Sardegna può trovarlo, insieme a Fois e tanti altri, in un happening ben pensato ad Alghero dal 28 al 30 agosto. Eccolo —-> http://www.albertomasala.com/dallaltra-parte-del-mare/

 

Mi sa che ci farà un salto anche Savina. Intanto, la trovate qui:

https://www.facebook.com/savina.massa

http://www.savinadolores.altervista.org/

https://www.nazioneindiana.com/2014/01/19/savina-dolores-massa-da-undici-a-cenere-calda-a-mezzanotte-intervista-di-max-ponte/

Ansa. Patate e ancora patate. Né il Governo né gli editori sanno cosa farsene di un’agenzia di stampa

Lo so, non ho rispettato la scadenza del 18 luglio. Ma in realtà quel giorno non è successo niente di che all’Ansa. Cosa che qualcuno vede già come un risultato, visto che non è scattata la cassa integrazione minacciata dall’azienda. Un risultato prodotto dalla trattativa a Palazzo Chigi, dove le rappresentanze sindacali, gli editori e il direttore sono andati spesso nelle ultime settimane. Ma al di là dell’aver guadagnato un po’ di tempo, i termini della vertenza sono rimasti gli stessi e guardano tutti terra terra, là dove si coltivano le patate: un giorno in più o in meno nei contratti di solidarietà, un risparmio in più o in meno su missioni, straordinari o su quei collaboratori che, se vessati ancora, potrebbero davvero decidere di tagliare l’ossigeno all’agenzia per usare le vacanze estive in una bella ricognizione all’estero, disperdendo altrove l’esperienza acquisita all’Ansa. Oggi perfino il Comitato di Redazione, la rappresentanza sindacale interna dei giornalisti – mai troppo loquace – ha fatto sapere che l’Azienda (con la maiuscola) gli ha comunicato di essersi ammorbidita un po’, ma solo un po’: ha mantenuto l’intenzione di procedere “comunque con un ricorso ai contratti di solidarietà o – in mancanza di un accordo – agendo unilateralmente”, ovvero cassa integrazione, come c’è scritto sul piano consegnato ai sindacati, anche se pare che non sia questo ciò che vogliono gli editori per ridurre il costo del lavoro. Si “accontenterebbero” di un po’ di solidarietà e di tagli qua e là.

A continuare a parlare di patate proprio non ci riesco. E allora facciamoli, nella nostra immensa pigrizia, un paio di tentativi di immaginare qualcosa di diverso. Magari a partire proprio da quella contraddizione che pare insanabile e destinata a segnare la fine dell’Ansa. Ovvero il fatto che l’agenzia che avrebbe dovuto essere di servizio ai suoi proprietari – i giornali – è finita per far loro concorrenza, galeotto il web che ha messo carta e bit sullo stesso piano, anzi, quasi favorendo l’agenzia che, senza spese per inchiostro e cellulosa, ha sempre guadagnato da contratti di servizio e non da copie vendute e pubblicità.

Nei mesi scorsi, pare proprio dal Governo – indirettamente proprietario dell’Agi, l’Agenzia Italia di proprietà dell’Eni, posseduta a sua volta dal ministero delle Finanze – era circolata la voce di una ipotesi di fusione tra le due maggiori agenzie di stampa italiane, Ansa e Agi appunto, con un certo risparmio per il Governo e una certa convenienza per l’Ansa. L’ingresso ministeriale nella compagine societaria dell’Ansa – che è una cooperativa dove uno-vale-uno, anche se le stelle non sono mai tutte uguali – per la prima volta avrebbe visto un interesse non direttamente editoriale contrastare la miopia da tubero degli editori nei confronti della loro vituperata creatura. Per non dire quanti prepensionamenti “in house” in entrambe le agenzie avrebbero potuto finanziarsi con quei risparmi governativi dalla gestione dell’Agi, il cui costo del lavoro giornalistico non arriva alla metà dei circa 30 milioni annui di budget. Insomma, ai 320 giornalisti dell’Ansa ne sommavi forse 90 dell’Agi, poi ne prepensionavi a partire dal 2016 circa 90 in tutto e avevi da gestire un’Ansa quasi come prima, un’Agi in meno, una compagine societaria cambiata. Non è una meraviglia, anche perché non si sa mai come finisce a mettersi lo Stato in casa, ma almeno era un tentativo di mescolare patate, carote, mais e qualche legume, anche per non far morire attaccati al pc quei tanti cinquantottenni che, ormai ben poco utili in questo nostro mestiere che cambia ogni giorno, vedono la soglia della pensione allontanarsi sempre più, senza alternative, se non quella di stremarsi di corsi di formazione (con poco costrutto, ovviamente). Eppure, con l’avvento della calura estiva, il progetto di fusione si è perso tra Palazzo Chigi e la dirigenza Eni, ed è stato, se non accantonato, almeno rinviato sine die. E non si capisce esattamente perché: sono davvero bastate le bizze di qualche dirigente Eni che si vedeva sfuggire dalle mani il giocattolo? Lo so, di malumori ce n’erano anche all’Ansa dove qualche redattore rampante, ma nessuno ormai troppo giovane, si vedeva sfuggire anche l’ultima, magrissima, possibilità di carriera (“se arrivano i capi servizio dell’Agi a noi i galloni non li daranno mai”), ma queste bizze contano ancora meno.

Però abbiamo detto almeno un paio di tentativi. Il secondo emerge tornando a guardare come cambia e cambia e cambia il giornalismo oggi in tutto il mondo. Eh… ma cosa c’entra con la concorrenza che l’Ansa fa ai suoi proprietari? C’entra, se si prova a pensare cosa può succedere se l’Ansa smette di resistere e, però, investe davvero nella sua funzione originaria di servizio. La domanda principe a cui rispondere è: cosa serve, più di tutto, al giornalismo oggi? E qui in Italia ancora più che nel resto del mondo?

1) Debunking. Le traduzioni utili ci dicono che significa ridimensionare o sgonfiare del tutto una Bufala, una balla. Di quelle che se corrono online non piacciono a Umberto Eco. A me non piacciono neanche quelle su carta. In ogni modo una Redazione Debunking all’Ansa metterebbe sicuramente d’accordo entrambi i tipi di editori, web e cellulosa. E molti ce ne sarebbero grati. Forse a qualcuno farebbe perfino tornare la voglia di pagare per i servizi d’agenzia, invece di continuare a risparmiarci sopra.
2) Dati. Soprattutto Open, ma non solo. Big o piccoli. Per alcuni servono solo a fare del datajournalism, quelle robe lunghe che capiscono in pochi esperti di settore, tra agricoltura e cooperazione internazionale, a volte utili a contare i poveretti morti in mare (vedi #migrantfiles). Di fatto, servono a produrre quel giornalismo attendibile che fa la differenza, perché finora l’Ansa ha davvero fatto la differenza, ma deve rilanciare, perché oggi serve qualche strumento in più. Per lavorare ai piccoli dati, non sarebbe inaccessibile una collaborazione costante con le grandi istituzioni italiane, a partire dall’Istat. Poi, certo, le dataviz con i grafici e le mappe, magari animati e coloratissimi, aiuterebbero a vendere un prodotto che per l’agenzia è ancora nuovo ma che, tra poco, sarà solo uno dei tanti strumenti che ogni testata dovrà usare per continuare a fare giornalismo, tout court.
3) Immagini. L’Agenzia funziona economicamente – e anche strategicamente, ma pensare al di là della tattica ora è chiedere troppo – se la rete di approvvigionamento è diretta. Appaltare la fornitura di video aggiunge un nodo di intermediazione e finisce per costare, oltre al fatto che poi ti cucchi solo le immagini che altri hanno deciso di girare, non gli avvenimenti che tu hai deciso di coprire. Può funzionare solo dall’estero per quei Paesi dove l’Ansa è assente.
4) Citizen journalism. L’Agenzia già da oggi in Italia è in condizioni di filtrare, verificare e approfondire le informazioni in arrivo dalla miriadi di fonti che la rete offre in tutto il mondo. Quel che va potenziato, non so se con una Redazione ad hoc o con nuove competenze diffuse, è la capacità di cogliere il significato e insieme verificarlo, in maniera costante, nel flusso spesso non giornalistico di messaggi e immagini che circolano su siti e social, capaci però di diventare notizie non appena un giornalista se ne accorge. Può essere utile farlo anche nelle zone calde delle crisi internazionali.
5) Social Media. Difficile far entrare in zucca a editori e vertici giornalistici che la strategia social è molto di più che passare le notizie dal sito a Facebook e Twitter: è la capacità di una testata di diventare motore di una community, conversando con i propri lettori e coinvolgendoli in attività online intorno alla produzione editoriale. Eppure la gamification parla di patate, dunque gli editori italiani dovrebbero essere in grado di capire che può aumentare il tempo di permanenza del lettore sul sito, accrescendo il valore del sito per gli inserzionisti pubblicitari. Coinvolgendoli anche in attività fuori dal sito: avviene quando l’informazione fornita è davvero utile o, almeno, sfiziosa. Si parla del festival della Tagliatella? Se mi fai venire l’acquolina in bocca perché non mi fai cliccare tutto quello che mi serve per mangiarmi un bel piatto di sfoglia emiliana? E’ giusto un esempio, quasi pubblicitario per di più, ma è solo per far capire che il salto dall’online al mondo tangibile è la nuova frontiera e non solo per l’editoria (il gruppo http://www.banzai.it/ docet e guadagna). Ed è mutuato dall’obiettivo principe della community, la reciproca utilità per lettori e testata che attinge al civismo più che all’e-commerce. Tanto più che una testata è già di per sé una community, con i suoi lettori che ne condividono la linea. Una community che l’Ansa ignora completamente: a nessun commento viene mai data una sola risposta. Eppure con i social media è facilissimo mettere in relazione tra loro i singoli partecipanti alla community: i lettori con i redattori, i giornalisti con i professionisti esperti dei diversi settori che spesso ne sanno il doppio e possono arricchire le notizie, permettendo anche il giornalismo partecipativo. Una volta attiva e reattiva, ogni community è foriera di economia. Non sono un imprenditore, ma un editore dovrebbe esserlo e cavare i ragni dai buchi. In questi buchi i ragni ci sguazzano, perché l’Ansa dovrebbe rimanere a bocca asciutta?
6) Sito. Quello attuale è già obsoleto, non offre alcun reale servizio innovativo nel vasto mondo informativo in rete. Come implementarlo, anche in relazione alla strategia social, sta alle scelte che un’agenzia di stampa proiettata oltre l’attuale crisi – aziendale e strutturale di settore – deve compiere. E queste scelte sono indifferibili ormai. Ancora una volta, sono legate alla compagine di editori proprietari dell’Ansa, imparpagliati dalla concorrenza che gli fa l’agenzia racimolando non più di 2 mln l’anno di pubblicità online, tra banner e pop up sul sito. E anche pubblicando online notizie e servizi che, messi così a disposizione di molti, svalutano i siti degli editori proprietari.
La PRIMA SCELTA. Alcuni esperti – ma non ho ancora deciso se hanno ragione o meno – sostengono che si debba trasformare decisamente il sito dell’Ansa: non più una testata giornalistica del tutto simile ai siti dei giornali proprietari, ma un portale di servizi editoriali. Certo, una o più vetrine informative devono restare, ma più secche e veloci, non in grado di fare davvero concorrenza ai siti dei quotidiani proprietari. Tolto il nodo della concorrenza che nessun imprenditore vuole farsi fare da un’azienda controllata, e restituita all’Agenzia la sua funzione originaria a servizio degli editori proprietari, chissà che i ‘padroni’ non tornino a investire in forniture di cui comunque continuano ad aver bisogno.

Dopo aver sognato quel che potrebbe fare l’Ansa domani, qui c’è un buon assaggio di quello che già facciamo oggi, resoconto del collega Corrado Chiominto @CChiominto
http://www.puntoeacapo.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1059:ansa-quei-65-esuberi-e-lo-sciopero-spiegati-dallinterno-la-resistansa-e-la-democrazia-colpita&catid=50:sindacato&Itemid=53

Potete leggere un po’ di altre cose qui:

View story at Medium.com

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/01/editoria-membership-e-micropagamenti-giornali-alla-ricerca-di-nuovi-modelli-di-business/2085292/

http://www.primaonline.it/2015/07/14/208583/come-adattare-un-giornale-allera-digitale-jeff-bezos-insegna-con-lesempio-del-washington-post-dice-la-fipp/

http://www.wired.it/attualita/media/2015/07/16/silicon-valley-giornalismo/

http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/36810/

http://digiday.com/publishers/bloomberg-selling-advertisers-social-following/

http://www.datamediahub.it/2013/07/22/co-creazione-e-gamification/#axzz3gpfm0Gvd

http://www.chefuturo.it/2015/07/facebook-zuckerberg-giornali/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

http://www.datamediahub.it/2015/06/29/resistansa/#axzz3eqYgQDg2