L’errore di sognare una sinistra, non tre o quattro

Lo so, ho già fatto l’errore di sognare una sinistra. Una, non quattro o cinque. L’ho fatto più volte e l’ultima è finita in un disastro dei più classici, di quelli che alimentano nuovi e laceranti frazionismi. Tanto da farmi pensare che sarebbe stata l’ultima volta per me, complice un clima politico asfissiante per ogni sinistra. Poi venne il referendum costituzionale e l’insperata vittoria del No. E subito dopo la negazione di questa vittoria, da parte di una rinnovata asfissia. Renzismo lo chiamano e pare che abbia più vite di un gatto.

In questo contesto, in questa vittoria del No dovuta pochissimo alla sinistra, mi sarei aspettata un bagno di realtà, un deporre le ambizioni personali per chiamare tutto il popolo della sinistra a un momento di analisi. Cosa è successo, cosa stiamo facendo, cosa potremmo fare. Analisi, prima delle scelte. Analisi e, dopo, qualche proposta: poche, chiare e utili. Invece, fin dagli appuntamenti, troppi, si rilanciano tutti, ma proprio tutti quei settarismi.

Ho partecipato a un bel momento di analisi locale a Bologna, due giorni dopo il referendum, indetto da un’associazione dal nome poco frizzante (“Ricominciamo da sinistra”) ma dall’approccio lungimirante: fin dalle amministrative di giugno 2016, si pose il problema di una sinistra sparsa di qua e di là dalla maggioranza, offrendo un largo luogo di confronto senza altri fini se non evitare la dispersione totale. Bell’incontro perché abbastanza partecipato nonostante fosse poco pubblicizzato e perché variamente partecipato.

Esaminare questa varietà può rendere più comprensibile cosa sto cercando di dire. Molti presenti erano della stessa area Pd-Pds-Ds al quale attingono i promotori dell’associazione: nati politicamente nel “Partito”, alcuni fuoriusciti da tempo, altri invece ancora dentro a soffrire, con pochi strumenti contro il renzismo, se non il gattopardismo che però, dopo la vittoria del No, qualcuno ha già smesso a mo’ di abiti passati di moda improvvisamente. Ma non c’erano solo loro: ho visto esponenti di Rifondazione comunista, Altra Europa con Tsipras, Altra Emilia Romagna e dell’ala di Sel governista-col-Pd. Nessuno invece di quell’ala di Sel che guarda alla (nascente?) Sinistra Italiana, da dove invece arrivavano altri esponenti vicini a Stefano Fassina, anche lui ex Pd.

A quell’ala di Sel assente a questo incontro vale la pena dedicare un approfondimento: una parte non chiude del tutto, non sempre, a eventuali accordi di governo con il Pd, ma non vorrebbe aver a che fare con Renzi, indicato invece esplicitamente come interlocutore da Giuliano Pisapia, che ha messo un ‘cappello’ sull’appuntamento del 18 dicembre a Roma indetto però da Marco Furfaro e altri di quest’area di Sinistra Italiana, che non hanno gradito troppo; un’altra parte si pone poi nettamente in alternativa a tutto il Pd, sinistra dem compresa: Fassina, Giorgio Airaudo e Nicola Fratoianni appoggiano un diverso appuntamento a Roma, domani 11 dicembre, che chiama a riflettere anche altri soggetti della varia sinistra, dal Prc a quel che resta dei Verdi o il miglior Pd dell’ex civatiano Walter Tocci. Ma Pippo Civati non c’è, ha scelto invece di venire a Bologna proprio il 18 dicembre, a un terzo appuntamento di quest’area di ex Sel o simpatizzanti che guardano a Sinistra Italiana, quella della Coalizione civica partorita con dolore e, appunto, con nuovi frazionismi nella diffusa sinistra locale. Giusto per concludere il panorama degli appuntamenti post referendari, anche Pisapia verrà a Bologna, il 19 dicembre, per spiegare la sua proposta di interlocuzione con Renzi, e sarà insieme al sindaco di Bologna, Virginio Merola (Pd), prima bersaniano, poi renziano e, dopo la vittoria del No, annoverabile fra chi si sta allontanando dal renzismo.

Tutto questo mentre il senatore Pd Sergio Lo Giudice, della sinistra di ReteDem, lancia un appello proprio a Civati e Fassina, affinché rientrino nel Pd per rafforzarne la battaglia contro il renzismo, senza peraltro raccogliere troppo successo evidente tra chi si sta ancora curando le ferite di tutte le battaglie, allora interne, in cui erano stati lasciati soli, prima uno e poi l’altro, dal resto della sinistra del “Partito”. Esempio fra gli esempi, la scelta di Gianni Cuperlo di candidarsi alle primarie del Pd poi vinte da Renzi, quando Civati era in campo già da un anno: una scelta che chiaramente portava la sinistra del “Partito” a dividersi e quindi a perdere. Una scelta che Cuperlo, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani non hanno mai spiegato del tutto e che, dall’esterno, è apparsa solo uno degli infiniti tentativi di egemonia con cui la sinistra finisce sempre per affossarsi con le proprie mani. Cuperlo ha certo tolto a Civati la rappresentanza della sinistra Pd in quelle primarie, ma vincendo una battaglia solo per perdere la guerra contro Renzi. Peccato che a pochi interessasse quella battaglia, mentre molti – tutt’oggi – soffrono per quella guerra persa.

E’ questo il panorama in cui, ancora una volta oggi, osservo l’incapacità di lavorare assieme per obiettivi che, dopo la vittoria del No, alla sinistra dovrebbero essere chiari. Ne dico uno solo, un obiettivo da cui far discendere tutti gli altri: portare i principi costituzionali italiani – di una Repubblica democratica equamente fondata sul lavoro e non sulle speculazioni finanziarie e delle multinazionali – in un’Europa che ancora non riesce ad abbandonare quell’austerity che la sta portando alla consunzione. Se poi questa sinistra riuscisse ad aggiornarsi un po’ – oggi che tutto cambia, economia e società, con le frontiere abbattute da Facebook, Amazon e Google – sarebbe un miracolo, ma al momento mi accontenterei della madre di tutte le battaglie sociali e politiche: portare la nostra Costituzione in Europa significherebbe, come ricaduta in Italia, cancellare i voucher che legalizzano lo sfruttamento nel lavoro o anche il Fiscal Compact, ad esempio, sicuramente tornare alla centralità di investimenti nella scuola pubblica e rilanciare la ricerca, ridiscutere l’accoglienza e l’integrazione di profughi e migranti.

Mi fermo qui, per parlare dei modi dell’agire politico è troppo presto 🙂

Annunci

Pubblicato da

lavandaia

Giornalista. Nata a Roma nel 1963. Vivo e lavoro a Bologna. Qui le opinioni sono mie o esplicitamente attribuite. - @GiuliSeno on Twitter ma soprattutto Giulia Seno on facebook (non mi sgridate)

Un pensiero riguardo “L’errore di sognare una sinistra, non tre o quattro”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...