Come postare Lirio o L’Espresso e ritrovarsi nei tweet del fratello di Carminati

Di mafia so poco, ho la fortuna di abitare a Bologna da 33 anni e, nonostante faccia la giornalista di mestiere, non mi sono mai occupata di cronaca giudiziaria. So quello che leggo e leggo criticamente molte cose.

Dunque ho letto del processo Aemilia (147 imputati, 71 in abbreviato con condanne fino a 15 anni e le udienze che proseguono per gli altri http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2016/09/22/news/processo-aemilia-ti-impicchiamo-se-non-vai-via-da-qui-1.14137871) e so che si tratta di ‘ndrangheta esportata al centro-nord Italia.

Mi è anche capitato – e l’ho fatto con grande emozione e gioia – di presentare a Modena il dibattito tra Nino Di Matteo e Don Luigi Ciotti in occasione della cittadinanza onoraria conferita dalla città emiliana al magistrato delle indagini sulla trattativa Stato-mafia (http://www.comune.modena.it/salastampa/archivio-comunicati-stampa/2015/2/modena-cittadinanza-onoraria-al-giudice-di-matteo) .

So quindi che le mafie vanno coniugate al plurale e che è mafia anche quel che si chiama camorra o sacra corona unita o non ha un nome riconosciuto, come quel che è accaduto, accade, a Roma e che è stato scoperchiato dal mio collega e amico Lirio Abbate, che ne continua a scrivere sul settimanale L’Espresso, dove è approdato dopo aver lavorato anche lui, come me, all’ANSA, dove ho avuto la fortuna (per me) di conoscerlo, in una delle occasioni poco fortunate per lui (https://lavandaia.wordpress.com/2016/10/24/315/). E’ stato infatti Lirio, mentre ne indagava le ramificazioni, a battezzarla “Mafia Capitale”, ricordando che purtroppo in Italia tutte le strade portano a Roma, non solo crocevia di innominabili (qui sta il punto!) interessi socio-politico-economici che arrivano in Emilia come in Sicilia, ma di più, Capitale di metastasi locali, reinventate, per fare un male specifico, autoctono.
Gli sviluppi più recenti di Mafia Capitale, anche di oggi, li racconta Lirio qui http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/10/24/news/carminati-dopo-la-copertina-dell-espresso-attacca-in-aula-giornalisti-e-informazione-1.286454?ref=HEF_RULLO . Raccontando anche uno dei tanti ‘nuovi’ allarmi che periodicamente riaccendono l’attenzione mafiosa su di lui. E che DEVONO suscitare una immediata e larga solidarietà: solo i fari amici accesi – su di lui e su chiunque sia minacciato/a da mafiosi – continuano a salvare queste persone. Sembra banale ricordarlo, ma è una questione di vita o di morte.
Per questo ho rilanciato il suo articolo su facebook e twitter. Non è la prima volta e continuerò a farlo. Il mio gesto è quasi automatico ormai, scatta ogni volta che sento di poter illuminare anche io Lirio con un piccolo cerino, per contribuire allo splendore del falò necessario.

Ma oggi questo gesto ha avuto un’eco. Uno stridore: al mio tweet ha risposto Sergio Carminati, il fratello di Massimo: così sergioc

E con una mia piccola risposta: https://twitter.com/sergio8111963/status/790585572096090112 .
Ho scoperto così che Sergio Carminati tormenta Lirio da tempo e, devo confessarlo, mi sono spaventata stavolta non solo per lui. Però mi capita da sempre di reagire alle paure. E di aumentare così il rumore che posso fare, i cerini diventano candele e le candele interi tronchi infiammati, di rabbia e disprezzo, ma sopratutto di pensiero e gioia. Perché sono fatta così: a ogni colpo preso reagisco laddove meno uno se lo aspetta. Così ho rispolverato questo blog, che “dormiva” da un bel po’, per raccontare anche questo. Sono una donna, la resilienza è il mio mestiere. E adoro la creatività 🙂

Se leggete questo post e ne avete voglia, potete sostenere Lirio su twitter @LirioAbbate e su facebook https://www.facebook.com/lirio.abbate?fref=ts

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Pubblicato da

lavandaia

Giornalista. Nata a Roma nel 1963. Vivo e lavoro a Bologna. Qui le opinioni sono mie o esplicitamente attribuite. - @GiuliSeno on Twitter ma soprattutto Giulia Seno on facebook (non mi sgridate)

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