Vacanza in Sardegna. Cerchi sole e mare, trovi anche arte e passione. Con Savina Dolores Massa, Luigi Scano e Alberto Masala [tra gli altri]

L’arrivo dei contratti di solidarietà all’Ansa (https://lavandaia.wordpress.com/2015/06/28/e-ansa-e-vero-ancora-per-quanto-intanto-e-scontro-non-solo-sindacale/) e dunque la prospettiva di una mesta sopravvivenza editoriale senza progetti – contestualmente alla misera fine della vita sindacale per me (mai più) – mi ha letteralmente stremato. Una vacanza si imponeva, tanto più che la frettolosa organizzazione dei periodi di solidarietà mi ha allungato di due giorni le ferie agostane. All’improvviso si è prospettata la Sardegna: i mari di Oristano, una casa condivisa con Patrizia e Fabio, un’auto per assaggiare ogni giorno una spiaggia diversa, dal granello di quarzo di Maimoni e Mari Ermi, alla roccia della punta di Su Pallosu, agli ammassi di alghe che sembrano scogli a S’anea Scoada. Un incanto dietro l’altro.

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Nonostante la troppa gente di S’archittu, che in agosto spunta anche in altri tratti di costa. Ma andarci in giugno in Sardegna no…? Mi chiedevo a me medesima, convinta di non aver davvero null’altro da fare o da pensare, mentre mi promettevano un magnifico gelato fatto di frutti freschi ogni giorno: fichi e fichi d’india e more, certo anche la classica nocciola, ma con i frutti veri è davvero un’altra cosa. Ed è così che siamo finiti ad assaggiare la bontà assoluta del pistacchio e dei pinoli, a Torregrande, cittadina rivierasca a due passi da Oristano. Da Gigi, che dalla sorella ha imparato il mestiere di gelataio che gli dà da vivere. Sembra una cosa normale, forse lo sarebbe pure in qualche altro dei mondi possibili, ma in questa nostra Terra, se uno crea come Gigi no, non lo è.

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GIGI È INFATTI LUIGI SCANO: pittore, scultore di donne in gesso cerato e cultore di materiali che gli permettono di produrre quadri e figure, anche maschere fra tradizione sarda e rarefazione contemporanea, con yuta o broccati. E di sovrapporre scenari a fondali acquarellati a modo suo (“questo colore? L’ho fatto con i fondi del caffè”), modificando a piacere forme e prospettive, come vuole la sua ricerca più recente.

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Potrei dire che è un grande artista, ma lo conoscono in pochi, incomprensibilmente misconosciuto oggi, nell’era dei social network dove chiunque promuove se stesso anche se non ha nulla da offrire. Ma Gigi non è su facebook o su Twitter. Ha una e-mail (scanoluigi@yahoo.it) ma la legge di tanto in tanto. Al cellulare risponde quasi solo a chi conosce. Insomma, lui che fa cose da mostrare le fa vedere solo a pochi, ogni tanto. Sì, qualche mostra l’ha fatta, non solo in Sardegna, piccole, l’ultima nel 2010, poi basta, disgustato non dai modi di chi guadagna sull’arte, ma di chi ingannerebbe anche la madre pur di spremere qualche euro. Tra schizzi, disegni, dipinti, sculture e altre creazioni, Gigi ha centinaia e  centinaia di pezzi, che tiene tra casa e garage. “È tutto pieno”, scherza. E ne ha riprodotto le immagini in digitale. Ha quasi tutto in un visore antidiluviano: “ti mostro le cose domani, oggi si sono scaricate le batterie”. E fugge a servire i bambini di due famiglie arrivate per il gelato al chiosco con l’insegna “G”: “Il limone con la scorza sopra, grazie. E… senti la fragola! Sa proprio di fragolaaaaa….!”. Lo so, anche a me sembrava il solito mezzo matto, ma solo finché non ho visto i suoi lavori.

 

Anche Patrizia Pertuso ne è rimasta affascinata e ne parla qui https://patriziapertuso.wordpress.com/2015/08/25/luigi-scano-la-mia-arte-punta-a-scavalcare-tutte-le-inutili-staccionate/

Torniamo alla casa delle vacanze, alla periferia di Oristano e sbircio male facebook dallo smartphone, giusto per passare il tempo, in tempo infatti per sentirmi sgridare online da Paola Periti, che ha riconosciuto qualcuno dei miei #orizzonti marini postati con foto: “sei a Oristano? Cerca Savina! Spesso fa qualche lettura in pubblico l’estate”. Ommamma, ma Savina è a Oristano?? Sono una donna troppo distratta. Meno male che Paola se ne è accorta. E poi dicono male dei social media! Cerco Savina col messenger di fb e la trovo subito, ma ha appena finito un’iniziativa e le altre non le ha in programma prima di settembre. Uffa! Ma almeno ne parlo a Patrizia e Fabio, a loro faccio leggere uno dei piccoli divertissement che Savina regala spesso su facebook (lei invece è social!):

Esistono in tutto il mondo agenzie turistiche per viaggi dell’ultimo momento. Del tipo che non fai neppure in tempo a prepararti una valigia, neppure con mutande di ricambio, pettini, taccuino. Vietatissimi i cellulari.

Operatori efficientissimi ti forniscono l’essenziale per un viaggio pare indimenticabile. Il solo dato identico a tutte le partenze è che i parenti e gli amici ti salutano. Se ne possiedi, altrimenti parti e basta, alla cieca, anche se tutto attorno splende il sole.

L’originalità di tali agenzie è che non ti comunicano in anticipo il luogo della destinazione. Qui sta il bello: la sorpresa per ciò che troverai. L’altro bello del viaggio è che nessuno pubblica foto della propria vacanza su fb. Ennesimo bello: da quei luoghi non torna nessuno.

I becchini non sono mai categoria in crisi.

S.D.M.”

Piccole cose, non certo importanti come il suo “Undici” d’esordio o il più recente “Cenere calda a mezzanotte”, ma tanto godibili e non solo perché immediatamente raggiungibili.

Savina l’ho conosciuta l’anno scorso a Bologna, in un giro di presentazione del suo libro: ero arrivata per caso con Francesca Ballico in quella libreria in centro. “Dai vieni che c’è anche Alberto”. Alberto Masala? Non lo vedo da una vita! Rimango flesciata dal ricordo di lunghe chiacchierate in osteria, fino alle 4 del mattino, secoli fa, quando il Pratello era anche casa mia tutti i giorni. Lui l’avevo conosciuto da studentessa, quando gestiva con altri il No Wall in via delle Moline. Ere fa.

Quella sera riscopro così Alberto e scopro il suo legame d’anima e parola con Savina.

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ALBERTO MASALA E SAVINA DOLORES MASSA (Bologna, marzo 2014)

Che dire: mi son trovata loro due che  costruivano letteratura come accarezzando il tempo nel salotto di casa, dov’era passato anche Marcello Fois a scambiare saluti e pensieri. Catturata. Savina sono tua.

È in questo stato d’animo che mi sono trovata una sera di questa vacanza a mangiare la pizza a Oristano con Savina Dolores Massa. Sedute, noi due, più tardi, sui gradini del Duomo. “Ci siamo raccontate le vite”, ha commentato lei dopo con Paola su facebook. Essì. Ed è stato dolce e profondo, nonostante ferite e pizzicotti. Quasi come il mondo visto con Savina.

Alberto lo rivedrò a Bologna, prima o poi. Ma chi è ancora in Sardegna può trovarlo, insieme a Fois e tanti altri, in un happening ben pensato ad Alghero dal 28 al 30 agosto. Eccolo —-> http://www.albertomasala.com/dallaltra-parte-del-mare/

 

Mi sa che ci farà un salto anche Savina. Intanto, la trovate qui:

https://www.facebook.com/savina.massa

http://www.savinadolores.altervista.org/

https://www.nazioneindiana.com/2014/01/19/savina-dolores-massa-da-undici-a-cenere-calda-a-mezzanotte-intervista-di-max-ponte/

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Pubblicato da

lavandaia

Giornalista. Nata a Roma nel 1963. Vivo e lavoro a Bologna. Qui le opinioni sono mie o esplicitamente attribuite. - @GiuliSeno on Twitter ma soprattutto Giulia Seno on facebook (non mi sgridate)

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