È ANSA è vero. Ancora per quanto? Intanto è scontro, non solo sindacale

Non so quanti abbiano capito il meccanismo da ghigliottina che cadrà sui giornalisti dell’Ansa il 18 luglio, quando scadrà il termine dei 25 giorni di legge per trattare i contratti di solidarietà che l’azienda vuole applicare, per risparmiare. Contratti di solidarietà quantificati in 65 esuberi su 324 giornalisti (35 esuberi su 184 poligrafici) e previsti accanto ad altri tagli (straordinari, collaboratori e altri budget) – alcuni già partiti per i poligrafici, in attesa di quelli per i giornalisti – fino a racimolare i 5 milioni di euro che per ora mancano a pareggiare il bilancio 2015. Già, perché di solito le aziende pensano ai contratti di solidarietà quando chiudono i bilanci in perdita, ma gli editori proprietari dell’Ansa hanno deciso di giocare d’anticipo: contratti di solidarietà in previsione di una perdita di 5 milioni a fine anno (modesto invece, 272.000 euro, il rosso del bilancio chiuso nel 2014).

La ghigliottina è quella della cassa integrazione straordinaria (Cigs) che l’azienda potrà applicare unilateralmente allo scadere dei 25 giorni dal momento della presentazione, il 23 giugno, della richiesta di stato di crisi (legge 416/81). Al tavolo con il CdR, il sindacato interno dei giornalisti, l’azienda ha fatto capire che anche se si arriverà alla Cigs non sarà ‘cassa’ vera per 65 persone, ma un meccanismo a rotazione tipo i contratti di solidarietà, un meccanismo già applicato ad esempio nell’accordo del Corriere della Sera per gli ultimi tre mesi del 2015. Ma il Corsera ha scelto la Cigs per continuità con la cassa integrazione, vera, dal 2016, per 33 giornalisti anziani che a fine provvedimento potranno andare direttamente in pensione. All’Ansa la situazione è del tutto diversa: anche gli anziani sono troppo giovani per il pensionamento a 65 anni, al massimo avrebbero potuto accedere ai prepensionamenti pure previsti come misure della legge 416, che scattano a 58 anni, ma questi non sono stati più rifinanziati dal Governo.

Più d’uno parla di una richiesta congiunta al Governo Renzi da parte degli editori di giornali italiani, per finanziare circa 400 prepensionamenti nelle diverse testate, Ansa compresa dove nel biennio 2016-2018 maturerebbero i requisiti a 58 anni forse 70 giornalisti: ohibò, un numero simile a quello degli esuberi dichiarati dall’azienda per quantificare l’entità dei contratti di solidarietà.

Il costo di tutti i 400 prepensionamenti sarebbe di circa 100 milioni. Ma il Governo Renzi non vuole finanziarli, perché così si troverebbe a promuovere la cancellazione di posti di lavoro, cosa che non è bella come trovare fondi per la creazione di posti di lavoro. Una politica che va nella stessa direzione di quella dell’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti che, alle prese con un futuro difficile (troppi pensionati e troppo stipendiati ma drastico calo di assunzioni: in prospettiva non avrà più l’equilibrio tra contributi versati e pensioni da pagare), pensa già a rivedere al rialzo i coefficienti di prepensionamento, se non ad abolirli del tutto.

Qualcuno dovrebbe però far notare al Governo Renzi che la cancellazione di posti di lavoro tradizionali nell’editoria mainstream italiana è già in corso e che è solo questione di tempo: accelererà e crescerà perché il sistema non regge il confronto con internet (vedi https://lavandaia.wordpress.com/2015/05/31/e-internet-bellezza-cambia-il-giornalismo-ma-non-la-notizia/ ). Dunque non c’è nulla che un Governo possa fare per questo settore vecchio se non attutire il colpo: permettere ai giornalisti anziani di andare in pensione e, togliendo loro di mezzo, fare posto finalmente ai giovani. E, se davvero vuole creare posti di lavoro nuovi, c’è un’altra cosa che il Governo può fare: finanziare tante sperimentazioni di nuovi modelli di business, affinché nasca il prima possibile un sistema editoriale del tutto diverso e al passo con il nuovo pensiero (e mercato) a rete, dettato da internet. Perché sia un ambito migliore, come perfino Umberto Eco auspica quando chiede un controllo sulle Bufale online (io lo chiederei anche sulle Bufale di carta, ma tant’è).

Tornando alla ghigliottina, quel che il puro ragionamento suggerisce è che il CdR dell’Ansa lotterà finché potrà – spinto da un’Assemblea agguerritissima dove i capi hanno un ruolo non  indifferente – ma alla fine del periodo, un po’ prima del 18 luglio, se vorrà evitare la Cigs dovrà sedersi al tavolo dei contratti di solidarietà. Forse, prima, riuscirà a spuntare l’assunzione di due dei dieci precari per cui ha indetto la seconda ondata di scioperi (nota: assunte le prime due precarie l’1 luglio). Poi, se sarà capace, riuscirà a dimezzare la richiesta dell’azienda: da 4 a 2 giorni di solidarietà a testa al mese, per due anni, fino al 30 giugno 2017. Se sarà molto capace, ma dubito, riuscirà a scendere a un solo giorno al mese. In ogni modo, l’applicazione dei contratti di solidarietà implicherà anche il blocco degli straordinari, il blocco del turn-over e, se utile, mobilità interna. Nessuno riuscirà poi a evitare altri tagli che sono del tutto nel potere della sola azienda, quelli agli altri budget che fanno particolarmente infuriare i capi: se riduci le redazioni del 20% o del 10% – argomentano – e in più mi togli  i compensi dei collaboratori, io le notizie mica le posso sfornare più come prima! Senza contare che l’azienda ha già aperto le ostilità: ha comunicato il blocco degli straordinari del personale poligrafico, già insufficiente in molte sedi e del tutto assente in altre, che costringerà i capi, soprattutto delle sedi regionali, a sobbarcarsi ulteriori mansioni amministrative. Siamo giornalisti chiamati quotidianamente a grandi responsabilità – obiettano – ma vogliono che facciamo i venditori e gli impiegati che compilano tabelle di orari.

Ciò che davvero spaventa in tutto questo è la miopia di editori davvero venditori di patate, invece che di costruzione socio-politica, economica e culturale (questo è il potere della stampa). Accanto all’analoga miopia di un Governo che, in questo caso, avrebbe davvero il potere di incidere, ma rinuncia a farlo in nome di piccoli interessi di bottega.

Aggiornamento 11 agosto 2015. Il 6 agosto Ansa‬ e CdR, Fnsi e Fieg “hanno convenuto sul ricorso ad un contratto di solidarietà che sarà attivato per 24 mesi – a partire dal 6 agosto 2015 fino al 5 agosto 2017 – con la finalità di gestire in maniera non traumatica le suddette 60 eccedenze giornalistiche ex art.1 sull’organico redazione di 325 giornalisti ex art.1 del Cnlg”. Identico periodo di solidarietà anche per i 182 poligrafici (35 gli esuberi quantificati per loro). Per i giornalisti questo si traduce in 2 giorni al mese a testa di non lavoro fino a tutto gennaio 2016, poi verifica per aumentare fino a 4 giorni al mese per il resto del periodo, salvo cambiamenti societari o fusioni secondo direttiva Lotti o progetti governativi. Questo prevede l’accordo siglato, ora sottoposto a referendum dei giornalisti fino alle ore 10 del 14 agosto: l’azienda applicherà l’accordo di solidarietà anche se il referendum non raggiungerà il quorum (voto di oltre 163 dei 325 giornalisti), fino a che non sopraggiunga una eventuale disdetta, ma è necessario che vinca il voto contrario in un referendum validato dal quorum.

– Pdf ammortizzatori sociali Fnsi (pagg. 10-11) http://www.fnsi.it/Archivio/VADEMECUM_AMMORTIZZATORI.pdf

– Una voce almeno un po’ sensata è quella di Articolo 21 http://www.articolo21.org/2015/06/ansa-art-21-qualcuno-batta-un-colpo/

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Pubblicato da

lavandaia

Giornalista. Nata a Roma nel 1963. Vivo e lavoro a Bologna. Qui le opinioni sono mie o esplicitamente attribuite. - @GiuliSeno on Twitter ma soprattutto Giulia Seno on facebook (non mi sgridate)

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