Digital Champion vs. Sindacalista. Incontro ravvicinato del terzo tipo, ma senza musica

Bologna si è scoperta città dell’innovazione digitale per un week end, quando si sono incrociati due appuntamenti, diversamente significativi per questi tempi di trasformazione strutturale: la seconda edizione del Rena – Festival delle Comunità del Cambiamento, davvero un festival, e il primo hackathon della Regione Emilia-Romagna che ha deciso di aprire in Open Data almeno una parte della sua Amministrazione Trasparente, sezione obbligatoria che già raccoglie dati sugli appalti della ricostruzione post-sismica fino al settembre 2014, un po’ di bandi di gara e appalti, consulenze e altre amenità.

Nella due giorni di Rena forse l’appuntamento clou, nonostante i quattro workshop all’Urban Center, è stato l’incontro ravvicinato del terzo tipo tra il Digital Champion d’Italia, Riccardo Luna, e il sindacalista d’Italia per eccellenza, Maurizio Landini, che ha lanciato la sua Coalizione Sociale a partire dalla Fiom-Cgil, di cui è segretario fino al 2018 (un tentativo di partire dalla concretezza metalmeccanica per riunire qualcuno dei settori che la società liquida ha sciolto).

Per spiegare quanto è davvero necessario cambiare – e lo è, cambiare testa e approccio prima ancora che il modo di lavorare o di intessere relazioni – Riccardo Luna ha detto che spesso si parla di trasformazione ma senza che questa poi si concretizzi: “Vai a dei convegni e non cambia nulla”. Giusto. Peccato però che lo ha detto proprio in un convegno. Che tra l’altro lui ha abbandonato a poco più di metà, senza ascoltare tutte le puntualizzazioni di Landini, né gli altri due relatori sul palco insieme a loro: la docente di comunicazione politica Giovanna Cosenza e Jacopo Tondelli degli Stati Generali.

Nel frattempo Landini ha fatto un po’ di autocritica: “Il sindacato è in crisi e se non cambia, non andiamo lontano”. Con la sua Coalizione intende “lanciare l’uso di spazi pubblici a fini sociali”. Innovazione? Sì, “ma dove producono gli iPad? A quali condizioni di lavoro?” E “le grandi scelte chi le fa?” Perché per la crescita diffusa, in quest’oggi di trasformazione, è determinante l’investimento pubblico, nei settori importanti appunto per il cambiamento: conoscenza, connettività, energie rinnovabili. E “qual è l’idea di futuro?”. Non certo quella dominante ora. “Di sicuro io un livello di ingiustizia sociale così non l’ho mai visto”, ha detto Landini, ricordando che si è felicissimi già quando si ottiene un contratto a termine di tre mesi: “ma che mondo è?”.

E’ durante lo scrosciante applauso alla fine del penultimo intervento di Landini che Riccardo Luna decide di alzarsi: saluta, ha un altro impegno e se ne va. Non ascolta dunque Giovanna Cosenza, sul palco anche lei: “Il discorso di Maurizio dà voce alla rabbia altrui. Va in prima pagina, fa notizia: la speranza fa meno notizia”. La rabbia è necessaria come impulso, spiega, ma va incanalata, bisogna costruire perché il cambiamento non porti solo distruzione.

Lo so, un esercito di innovatori ora mi criticherà: ma possibile che Riccardo Luna non abbia detto proprio nient’altro? Ho riguardato gli appunti. E’ vero, ha detto anche che, in alcune occasioni, i Digital Champions non solo fanno i volontari, ma pagano “30 euro l’anno per fare i volontari. Mi sembra una buona cosa”, ha commentato, nell’ottica del cambiamento. L’universo retorico di riferimento è sempre quello: non chiederti cosa può fare per te il tuo Paese, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese. Lavoro volentieri per il bene comune e se lo fa anche il mio Paese, che in Italia non è scontato, lo faccio anche più volentieri. Ma a me sembra una pessima idea pagare per lavorare o per fare il volontario. Qualcuno deve spiegarmi per cosa dovrei essere pagata allora e non sono ammesse battutacce. Perché se non è per il mio lavoro poi non vi stupite se mi arrabbio.

Nello specifico, mi sono arrabbiata. Ho spiegato perché alla mia vicina di sedia, una simpatica spagnola che di mestiere fa il coach del cambiamento (il cambiamento ti stressa? Ti calmo un po’ e ti consegno qualche strumento per affrontarlo, persona o azienda che tu sia). Lei si fa pagare e a me sembra giusto. Comunque, si è incuriosita dei miei sbuffi, di più perché sono riuscita a raccontarglieli in spagnolo. Ci siamo  scambiate i contatti facebook e me ne sono andata. Sono tornata a lavorare sugli Open Data della Regione Emilia-Romagna, poche centinaia di metri più in là (anche se poi più che lavorare mi sono messa a scrivere questa nota qua). Uscendo, ho incontrato Landini: l’ho ringraziato e gli ho stretto la mano.

Ho incontrato anche un collega, che era arrivato fin lì solo per Landini: di Riccardo Luna non ha scritto una riga. Però questo mi dispiace. Perché per me bisogna ascoltarlo per bene. Così ci si fa un’idea precisa.

Comunque mi è dispiaciuto di più che quelle centinaia di persone arrivate lì per ascoltare che cosa avrebbe potuto produrre l’incontro tra una solida cultura sindacale e un “innovatore”, in realtà abbiano ascoltato due linguaggi diversi. Perché, se è certo che Landini ha bisogno di una interfaccia verso il cambiamento epocale rappresentato dalla liquida società internettiana, mi sembra di aver capito che la sua interfaccia non è Riccardo Luna.

link:

http://www.progetto-rena.it/festival-2015/

http://dati.emilia-romagna.it

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Pubblicato da

lavandaia

Giornalista. Nata a Roma nel 1963. Vivo e lavoro a Bologna. Qui le opinioni sono mie o esplicitamente attribuite. - @GiuliSeno on Twitter ma soprattutto Giulia Seno on facebook (non mi sgridate)

One thought on “Digital Champion vs. Sindacalista. Incontro ravvicinato del terzo tipo, ma senza musica”

  1. Certo il mondo stà cambiando, ma la spesa le bollette e il mutuo quelli sono rimasti sempre da pagare. Il sindacato lotta troppo poco , i giovani non hanno più futuro in Italia . Bisognava lottare per la classe media , per un Italia bella in cui vivere anche con meno “prodotti di consumo ” ma più ideali e diritti uguali per tutti.

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