AGENZIE DI STAMPA, riordino o risparmio cieco? I giornalisti dell’Ansa mettono in fresco 10 giorni di sciopero

È bizzarra la sensazione di sezionare a fondo una ipotesi che nessuno ha ipotizzato. L’hanno provata i giornalisti dell’Ansa che il 4 giugno si sono trovati costretti a ragionare in assemblea di contratti di solidarietà finiti sui giornali, senza che però l’azienda non li avesse neppure accennati al CdR, il sindacato interno dei redattori.

Certo l’Ansa è una cooperativa in cui i soci sono editori di giornali cartacei, quotidiani che sono in perdita continua da diversi anni. E il futuro non è roseo per il settore [ https://lavandaia.wordpress.com/2015/05/31/e-internet-bellezza-cambia-il-giornalismo-ma-non-la-notizia/ ] . Dunque non è peregrina l’ipotesi che gli editori vogliano risparmiare nei costi. Anche se è singolare pagare con tagli sul costo del lavoro un aumento nel costo del lavoro: contratti di solidarietà (che le voci più pessimiste fanno arrivare a copertura di forse 40 esuberi) per affrontare un aumento strutturale nel costo del lavoro che si aggira intorno al milione e mezzo di euro e anche per mettere qualcosa a pizzo per un minimo di serenità, per non viaggiare a vista neanche anno per anno, ma di sei mesi in sei mesi.

Ancora più singolare è trattare l’Ansa solo come un costo: un patrimonio di oltre 320 giornalisti che anni di cinghia stretta hanno demotivato e incattivito, ma che sono ancora capaci di lavorare, anche molto, anche in condizioni difficili; un brand che gli esperti di marketing descrivono come molto più affidabile rispetto a quello dei marchi proprietari; la più grande agenzia di stampa italiana che, nonostante i continui tagli, e investimenti sotto il minimo negli ultimi anni, fatti giusto per arrivare online e restarci, è ancora in grado di rappresentare il Paese all’estero, là dove serve al Governo; sul piano interno resta il maggior fornitore di cronaca in tutto lo Stivale. Soprattutto, con la sua copertura politica, nazionale e anche a livello regionale e locale,  l’Ansa ha ancora una esclusiva centralità nel funzionamento democratico italiano, garantendo tuttora un pluralismo informativo che in altre testate è ormai una chimera.

E decisamente sgradevole è osservare il comportamento dei suoi editori proprietari: con l’avvento del web si sono ritrovati a possedere non più solo un’agenzia di servizi, ancora utili, ma un’azienda diventata un diretto concorrente online. Non hanno mai affrontato il conflitto di interessi se non frenando il suo potenziale di sviluppo: per vocazione l’Ansa, spesso più dei giornali direttamente appartenenti ai soci, in internet potrebbe trovare una sua strada specifica. Se non altro, potrebbe far partire una serie di sperimentazioni, anche a basso costo. Come imporrebbe l’epoca di profonde trasformazioni del settore. Potrebbe ma non lo può fare, per non fare concorrenza ai suoi “padroni”.

Dunque gli editori soci prima frenano l’Ansa per subire il meno possibile la sua concorrenza, poi imputano all’agenzia di avere costi del lavoro troppo alti rispetto ai ricavi che è in grado di fare. Che pure trova sul mercato nonostante il freno. Una contraddizione in termini, che i proprietari hanno deciso di far pagare ai giornalisti, nonostante questi non si siano mai sottratti al confronto con l’azienda sui costi da ridurre. Perché per gli editori soci, appunto, l’Ansa è sempre più un costo.

Altrove, sarebbe considerata un patrimonio. Oltralpe ad esempio, dove la France Press ha un ruolo pubblico ben definito.

Anche i giornalisti dell’Ansa la considerano un patrimonio e, per tutelarlo di fronte a uno scellerato e misero conto delle sole spese, hanno affidato in Assemblea un pacchetto di 10 giorni di sciopero al CdR. Non si sa mai che arrivassero davvero sul tavolo quei contratti di solidarietà. Che stavolta rischierebbero di far saltare, forse, la stessa struttura produttiva che rende l’Ansa una ricchezza unica nel panorama giornalistico italiano: venti sedi regionali aperte 365 giorni l’anno, con la sua rete capillare di corrispondenti e collaboratori. Questi ultimi, sotto attacco per l’evidenza della loro voce di costo, tra le poche davvero chiare nel bilancio aziendale, sono ormai un altro pilastro produttivo. Ridurne i costi significa minare anche quello, insieme al resto.

Questo il comunicato sindacale approvato dall’Assemblea dei giornalisti dell’Ansa il 4 giugno 2015, all’unanimità con tre astensioni http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=217699

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Pubblicato da

lavandaia

Giornalista. Nata a Roma nel 1963. Vivo e lavoro a Bologna. Qui le opinioni sono mie o esplicitamente attribuite. - @GiuliSeno on Twitter ma soprattutto Giulia Seno on facebook (non mi sgridate)

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