Blu cancella a Bologna e non si tratta solo di street art, è politica. Con due appunti

#NelgrigiodipintodiBlu Ieri sono stata così impegnata a raccontare che Blu aveva deciso di far sparire tutti i suoi murales da Bologna, disturbata dal dispiacere di non poter più vedere vicino casa la sua ‘battaglia’ di Mordor (http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=12700), ormai coperta da vernice grigia, da non riuscire a focalizzare tutti i pensieri intorno a questa faccenda.

Molti di questi pensieri li ha espressi a modo suo il collettivo di scrittori Wu Ming (http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=24357) linkato dallo stesso Blu a mo’ di spiegazione dal proprio blog (http://blublu.org/sito/blog), dove ha comunque annunciato che non lavorerà più a Bologna “finché i magnati magneranno”. Cioè per sempre.

L’accusa esplicita di entrambi è contro quella precisa figura dell’economia e della cultura bolognese che è l’ex rettore ed ex-molte-cose Fabio Roversi Monaco, ora presidente di quell’ente Genus Bononiae che insieme alla fondazione bancaria Carisbo ha organizzato la mostra sulla street art contestata da Blu (http://www.genusbononiae.it/mostre/street-art-bansky-co-larte-allo-urbano) .

Le ragioni di questa contestazione sono però davvero tante. Una è sicuramente quella già dibattuta per settimane dalla cosiddetta intellighenzia culturale della città, pro e contro la museificazione di opere nate in strada. Opere destinate dunque a quel pubblico, un po’ casuale, del passante che si stupisce, e un po’ rituale della comunità riferimento di Blu, quella anarchica, che è off da tutto.

  • Qui serve una nota a margine: a Bologna sono attivi almeno cinque centri sociali di diversa matrice politica e Blu è vicino agli anarchici di Xm24, che però i marxisti del Tpo tengono alla larga, muovendosi diversamente: come loro, o quasi, hanno firmato una convenzione con l’amministrazione Pd, ma in giugno si presenteranno alle elezioni comunali all’interno di una coalizione tra sinistra Sel-SI, civatiani e associazioni vicine all’ex assessore alla cultura Alberto Ronchi. Scelta politica lontana dagli anarchici, che però il candidato sindaco della coalizione si offre di rappresentare, esprimendo una sentita vicinanza al gesto di Blu. Vedremo con quanto successo visto che gli anarchici, di norma, non votano. Anche Laboratorio Crash, che fa riferimento all’area dell’Autonomia, ha collaborato con Blu, cancellando il murale dell’elefante in via Zanardi e durante l’azione alcuni attivisti sono stati denunciati.

Quel che fanno gli anarchici, da sempre, è individuare per benino dove siede il Potere. E tentare di colpirlo con assalti frontali. La storia ci consegna i nostri insuccessi (sì sì, nostri: sono anarco-pacifista, anche se ogni tanto voto, uno strano animale politico) . Insuccessi dovuti soprattutto allo strumento d’attacco, aperto e sincero, mai troppo efficace contro i tentacoli della piovra. E spesso anche all’insufficiente considerazione degli effetti provocati dall’assalto. Per non parlare dei bersagli scelti.

Qui l’attacco è a Roversi Monaco e alla città ufficiale, annettendo Genus Bononiae e fondazione bancaria all’amministrazione comunale, in un tutt’uno che forse però andrebbe esaminato un po’ meglio, se non altro dal punto di vista della gestione culturale. Da qualche anno il Comune non ha quasi più fondi – tagliati da uno Stato alle prese con l’Europa che lo ha costretto a un pareggio di bilancio del tutto insostenibile – mentre le fondazioni bancarie ne hanno avuti ancora un po’, anche se meno di prima. Negli anni scorsi la fondazione Carisbo, allora sotto la guida proprio di Roversi Monaco, aveva deciso di non finanziare più la progettazione culturale del Comune, ma di promuovere direttamente istituzioni e manifestazioni: Roversi Monaco fa nascere Genus Bononiae e il suo Museo della storia della città a Palazzo Pepoli, che ospita anche la sede massonica del Grande Oriente d’Italia; fa ristrutturare diversi edifici in centro storico, poi adibiti a concerti e rassegne anche di valore, ma con un approccio a metà tra la musica in camera del Re Sole e la beneficienza aristocratica; fa restaurare gli organi antichi di San Petronio, basilica simbolo di Bologna. Non tutti i progetti grandiosi gli riescono, di sicuro non l’Auditorium che l’archistar Renzo Piano avrebbe voluto progettare, ma questa è un’altra storia. Nel frattempo il Comune litiga con molti artisti bolognesi perché non ha più fondi da distribuire a pioggia; trasforma in fondazione la Cineteca – perché non può più gestirla direttamente – che comprende il prestigioso laboratorio di restauro filmico; ristruttura la propria gestione museale, chiudendo il Morandi che si era fatto conoscere a livello internazionale, per trasformarlo in un’ala del MamBo aggrovigliato nelle logiche del contemporaneo, in collegamento con Arte Fiera; lascia da parte una miriade di progetti e comincia una lunga caccia ai privati disposti a gestire teatri che rischiano di chiudere, come il Duse abbandonato dall’Eti e Celebrazioni, già riaperti, mentre l’Arena del Sole, il teatro di città per eccellenza, è stato salvato dalla Regione con la Fondazione Ert. Il Comune che lotta anni per non far affondare le proprie politiche culturali – che per altro discute poco o niente – mentre la Fondazione Carisbo investe autonomamente solo per dare la sua specifica impronta alla città, due azioni quasi senza coordinamento in una città non grande, 350mila abitanti, in tempi di crisi. Ce n’è da far arrabbiare tutta una città abituata da 70 anni a partecipare alle scelte pubbliche.

Certo Roversi Monaco, che quando era rettore lo si ricorda per aver cominciato negli anni Ottanta quella saldatura tra Università di Bologna e imprese che penalizzò la ricerca pura per valorizzare quella economicamente finalizzata, è anche particolarmente creativo nel perseguire i propri obiettivi. Lo potrei vedere divertito da questa recente idea di collezionare nel ‘suo’ Museo anche questo Blu che con lui non ci vuole neanche parlare, nonostante abbia già collaborato con il Moca a Los Angeles (che però poi gli cancellò il muro considerandolo patriotticamente offensivo), con la Tate Modern di Londra e con HangarBicocca a Milano. Insomma, è stato rilevato, questo street artist non è poi così pauperista come vorrebbe far credere. Eppoi, è stato cercato ma non si è fatto trovare, mentre altri hanno invece accettato di esporre alla mostra. Mi sembra di sentirlo Roversi Monaco, dopo i murales cancellati: avevamo ragione! Almeno un suo lavoro lo abbiamo salvato. Ma questa è farina del mio sacco, a caldo lui non ha voluto commentare il gesto di Blu, parlandomi solo di una opportuna “discrezione” in questo momento.

Comunque Blu non è pauperista, è anarchico. Ed è preciso nel suo segno, che vuole autodeterminare, con un approccio che a Bologna è particolarmente condiviso, anche per questo era così diffuso. La ‘battaglia’ disegnata sulla parete dell’Xm24 era un riassunto politico, la rappresentazione delle mille battaglie di base combattute per decenni in città occupando spazi dismessi, tentando vite collettive diverse dall’offerta dominante ingiusta e noiosa, collettivi oggi ancora più necessari perché la crisi ha fatto diventare sempre più difficile condurre vite ‘normali’. Era una battaglia combattuta a suon di mortadelle volanti come bombe lanciate dai mostri di Mordor. Romano Prodi affettò una mortadella in piazza Maggiore quando vinse le elezioni dieci anni fa, per deridere le destre e chi lo aveva apostrofato con il nome del salume tipico di Bologna. Far lanciare una mortadella dai mostri di Mordor aveva dunque qui un significato squisitamente anarchico, sberleffo e insieme constatazione del fallimento del centrosinistra prodiano che tutto ‘il basso’ avrebbe voluto comprendere e rappresentare.

A Roversi Monaco ha sempre importato poco di Prodi. Voleva Blu come ha sempre voluto sussumere ogni segno contrario all’establishment – establishment tout court, di centrodestra o centrosinistra non cambia troppo – e così neutralizzare la critica, inglobandola in segni e pratiche che la smussano e la confondono. Ogni protesta museificata è già più che depotenziata, è decontestualizzata e quindi annullata, cancellata negli effetti oppositivi attuali. Il problema non è dunque solo di segno artistico come i curatori oggi ci vogliono far credere.

E’ stato più volte fatto notare che Blu, interpellato per la mostra, non ha detto No. Avrebbe potuto semplicemente rendere indisponibili i propri lavori, invece ha taciuto e poi li ha cancellati da Bologna lasciando deserti di muri grigi, specchio del grigiore al quale questa politica culturale intendeva condannarlo. Dolorosamente per i suoi estimatori e per sé stesso: anche se ormai si può dire che conosce e domina quella sensazione di perdita, dopo i due grandi murales cancellati a Berlino nel dicembre 2014 prima che la speculazione edilizia li distruggesse o li trasformasse in attrazioni immobiliari. Cancellare non è il gesto preferito di un artista, ma Blu ha scelto di farlo lavorando insieme a due centri sociali che, organizzando spazi quotidiani paralleli – come il mercato contadino dei produttori diretti all’Xm24 – dimostrano che un’altra vita è possibile nella stessa città, se combatti Mordor. Un gesto sociale e politico, dunque, per protestare contro Roversi Monaco e contro chi gli lascia da tempo mano libera, in una prevaricazione economica e culturale che dice, in sostanza: posso trattarti così e lo faccio, anche se il soggetto sei tu e non sei d’accordo. Un’arroganza potente che intendeva trasformarlo da soggetto creatore in oggetto della prevaricazione. Blu si è ribellato e, sottraendosi, è tornato ora protagonista.

Blu però ha sottratto anche a noi. A Bologna ha voluto cancellare tutto materialmente prima che altri distruggessero simbolicamente il suo lavoro. Si può anche attribuire alla simbologia, soprattutto in arte, un valore molto alto, pari al valore tangibile di un prodotto culturale, ma la conseguenza della cancellazione di vent’anni di interventi forse comporta anche un corto circuito, non voluto da Blu con parte del suo pubblico di riferimento, che pur appoggiandolo nelle sue battaglie politiche e culturali, avrebbe voluto continuare a godere delle sue opere sparse per la città. Le domande circolate sui social: non si poteva scegliere un’altra forma di protesta? Non se ne poteva parlare prima di cancellare? Questo è il primo dei due appunti che gli faccio: se il suo era un dono, forse avrebbe dovuto discutere pubblicamente cosa farne, forse la protesta, condivisa, poteva anche trovare una forma per esprimersi che fosse altrettanto condivisa, almeno più di questa che, lasciando muri grigi, restituisce arroganza all’arroganza, senza indicare nulla se non la protesta.

Certo un punto fermo è che la street art si fotografa, o si organizzano visite guidate ai luoghi, non si stacca dai muri, a meno che non sia l’autore a farlo togliendolo da una parete che gli appartiene in qualche modo: è una questione etica ed estetica prima ancora che legale, prima ancora di chiedersi a chi appartiene un’opera regalata al mondo anche nel suo supporto materiale, non solo nel suo significato. Tanto più se l’autore si rifiuta, non si trova o non risponde: quel murale va lasciato dov’è. Almeno per 70 anni, direi, in un’analogia temporale con il diritto d’autore e di oblio del sentiment.  Con il rischio che vada perduto? Sì, ha risposto ieri Blu cancellando tutta la sua produzione bolognese. E’ come se avesse detto: vi ho fatto un regalo, ma se mi tradite così tanto, me lo riprendo. Anche se il problema fosse davvero la conservazione di queste opere, Blu ieri ha detto che Bologna, per non accettare di perdere qualcosa, ha perso tutto.

Oggi mezzo mondo ne parla, pro e contro. Tra chi lo appoggia, insigni esperti d’arte e cultura criticano il suo gesto, a partire da chi lo mette a confronto con gli altri street artist che hanno invece accettato quella mostra, lui ‘disertore’ che ha scavalcato tutti quanti: ma chi si crede di essere?

Il mio secondo appunto però è del tutto diverso. E’ che, facendo parlare così tanto, ha fatto un altro regalo alla città e alla stessa mostra di Roversi Monaco, che dopo le prime polemiche strettamente culturali, si avviava a un vernissage un po’ in sordina. Ora invece arriveranno un po’ di telecamere a Palazzo Pepoli. Anche perché gli unici pezzi di Blu rimasti a Bologna saranno proprio i tre ‘distacchi’ esposti in quella mostra, visibili al costo di 13 euro. E non era certo questo l’effetto cercato da Blu con la propria contestazione.

Ai posteri, forse, resteranno le opere in sé, come sono arrivati a noi tanti pezzi di storia dell’arte, del tutto decontestualizzati rispetto all’intenzione dell’autore, del committente, del primo proprietario. Certo è che quasi tutti quei capolavori storici erano stati venduti dagli autori, mentre Blu a Bologna aveva dato, regalato, prima di togliere.

Aggiornamento 20 marzo – Poi Roversi Monaco si è deciso a commentare, ma non ha detto nulla che aggiunga, tolga o modifichi questi pensieri.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/03/14/news/blu-cancella-i-murales-per-protesta-l-organizzatore-della-mostra-li-abbiamo-salvati-dovrebbero-ringraziarci-1.253951

Anche Wu Ming ha deciso di replicare ad alcune obiezioni. Ecco il loro supplemento d’indagine: http://www.internazionale.it/opinione/wu-ming/2016/03/18/blu-bologna-murales-mostra

Siria. Shhh… ancora morti. RT Gabriele Del Grande #fermareleguerrenonlepersone

(di Gabriele Del Grande)

Ma in Siria è scattata la tregua o il silenzio stampa? Perché io ogni giorno continuo a contare le stragi ma poi sui giornali non trovo niente. Solo ieri sono morti 42 civili. E non è solo il regime ad uccidere. L’artiglieria di Jabhat al-Nusra ad Aleppo ha sparato un centinaio di bombe artigianali sul quartiere di Sheykh Maqsoud controllato dalle milizie curde dell’YPG, uccidendo almeno 17 civili, tra cui 4 bambini e 3 donne. Nelle stesse ore, gli aerei russi bombardavano undistributore di benzina ad Abu Zuhur, nella provincia di Idlib controllata da Jabhat al-Nusra, causando la morte di 19 civili. Mentre a Deir Ezzor, l’Isis colpiva con una raffica di mortai i quartieri controllati dal regime a Joura e al-Qusur, uccidendo 6 civili, tra cui 2 bambini. Immaginate lo stesso scenario, le stesse stragi, ripetersi ogni giorno dell’anno da cinque anni a questa parte e capirete che ci fanno tanti siriani in frontiera a Lesvos, Idomeni, Calais. E capirete perché siamo così tanti a chiedere da un lato l’apertura di corridoi umanitari e dall’altro un maggior impegno della comunità internazionale per la fine della guerra. ‪#‎fermateleguerrenonlepersone‬

Fonti:
– Sheykh Maqsoud, Reuters reut.rs/1R30goS Video on.fb.me/1RPOJfR Fotobit.ly/1OYoSxG
– Abu Zuhur, Sohr bit.ly/1SwyVRr Video bit.ly/1W5Cygd
– Deir Ezzor, Deirezzor 24 bit.ly/1U1e9uu

Gabriele Del Grande (https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_Del_Grande)

ha pubblicato questa cronaca su facebook (https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1247291868617744&id=100000108285082)

IL SESSO SUI GIORNALI, IL SEGGIO NELL’OMBRA. La Coalizione Civica di Bologna tirata per la giacchetta dal nuovo partito Sinistra Italiana (SI)

Del sesso ha fatto scempio il sociologo Fausto Anderlini (http://www.radiocittadelcapo.it/archives/giovani-femmine-come-bottino-di-guerra-e-rivolta-in-coalizione-civica-170530/), fungendo da involontario (?) specchietto per le allodole. Ha sviato da quel che sta accadendo a Bologna nella Coalizione Civica anti-Pd, alle prese in questi giorni con una serratissima trattativa interna sul numero di seggi e il tipo di allestimento in vista delle primarie, il 28 febbraio, per la scelta tra i due candidati sindaco: il giuslavorista Federico Martelloni (www.federicomartelloni.it), ex Tuta Bianca e dirigente nazionale di Sel (ma esiste ancora?) e la ‘civica’ Paola Ziccone (www.paolaziccone.it), ex direttrice del carcere minorile del Pratello, con una storia personale e professionale dal modus operandi ‘plurale’ che parla da solo. Lei che ha ribadito più volte “mai col Pd”, lui che non guasterebbe se lo dicesse più esplicitamente.

Convitato di pietra, il nascente partito della Sinistra Italiana in cui Sel tenta di far confluire molti in vista del congresso del 2-4 dicembre 2016, nei confronti del quale però hanno una posizione molto più sfumata sia Rifondazione Comunista che Possibile di Pippo Civati. Tutte formazioni politiche presenti nella Coalizione Civica che ormai, tirata per la giacchetta, soffre di queste spinte nazionali. Una Coalizione che prima di Natale, inaspettatamente, era riuscita a riunire mille brandelli delle sinistre e delle esperienze locali della città, in vista delle elezioni comunali del giugno 2016.

La prima zampata del costituendo partito era stato il venticello che per mesi, fino all’ufficializzazione di poche settimane fa, aveva suggerito alla stampa locale il nome di Martelloni come possibile candidato sindaco. In troppi avevano sottovalutato quel venticello, poi invece l’ufficializzazione è diventata segnale di una ricomposizione sotto la bandiera di Sinistra Italiana di diversi attori politici, che fino a prima di Natale avevano agito a Bologna come singoli o collettivi, magari coordinati, ma indipendenti. Così, il direttivo di Coalizione Civica – composto col manuale Cencelli considerando queste indipendenze – è ormai decisamente spostato sulle istanze di Sinistra Italiana. Con un curioso ruolo di Possibile che, invece di prendere qualche distanza da Sel-SI come vorrebbero le scelte politiche nazionali, una volta conquistata la presidenza grazie anche al co-fondatore della Coalizione, l’ex Ds Mauro Zani, non si è schierato. Possibile vorrebbe ritagliarsi il ruolo di mediatore fra Sel-SI (alleata dei centri sociali Tpo e Labas, truppe tostissime) e chi invece è rimasto a portare le insegne di una ‘civicità’ ormai rada in questa Coalizione, dove alle discussioni sono subentrate gli attacchi del branco che si scaglia, compatto, una volta individuata la vittima.

L’Anderlini sessista una bastonata se la cercava da tempo, ma qui l’ha trovata centuplicata dalle lotte dei partiti che tentano di egemonizzare la Coalizione. Intoccabile la candidata ‘civica’ Paola Ziccone (il co-fondatore Zani la sostiene, con lei anche l’avvocato Mario Bovina, primo presidente della Coalizione, Margherita Romanelli che viene dalle ong, Cecilia Alessandrini che lasciò il Pd per Tsipras alle europee 2014), le truppe tostissime si sono così abbattute su Anderlini. Amen. Mi aspetto però altre vittime sacrificali nei prossimi giorni.
In ogni modo, il problema della Coalizione Civica non è il sessismo, neanche quello dimostrato dalle truppe tostissime nell’ultima assemblea, organizzata in modo tale da far fuggire le mamme col passeggino per esibire invece la paternità di Gianmarco De Pieri, leader del Tpo col bimbo in braccio. Il problema è un altro, è il tentativo di egemonizzazione da parte di SI alleata ai centri sociali, passato in questi giorni attraverso la burocrazia dell’organizzazione delle primarie.
E’ burocrazia e dunque sembra noiosa, ma per chi vuole capire un po’ come si esercita il potere, qui la spiego. Quell’assemblea tostissima, il 14 febbraio – celebrata già come vittoria dai sostenitori di Martelloni – ha deciso che possono votare alle primarie del 28 febbraio tutti i residenti di Bologna e provincia che sottoscrivano l’appello politico del luglio 2015. Non più dunque solo gli iscritti all’associazione (poco più di 500). Una decisione fortemente voluta da SI e dai centri sociali, convinti di poter portare pochi iscritti all’associazione ma molte persone per il solo impegno del voto del 28 febbraio. Una decisione contestata dal Prc, secondo il quale le primarie rimandano troppo al governo Renzi e che comunque, pur mugugnando, ha deciso di partecipare e di sostenere Paola Ziccone.
Ora, molti in Coalizione Civica ricordano la dichiarazione, in una riunione al Tpo con un centinaio di persone – anche l’europarlamentare civatiana Elly Schlein, Bovina, l’ex assessore comunale Alberto Ronchi – in cui Martelloni annunciò l’intenzione di volersi candidare, ponendo subito le proprie condizioni: non si sarebbe fatto avanti se la scelta del candidato sindaco sarebbe stata affidata alle “primarie di quartiere”, puntando a limitarla al voto in un unico seggio, aperto più ore durante un evento organizzato. Una scelta discutibile per i ‘civici’, ma in quel momento ancora supportata dallo statuto dell’associazione, che allora limitava il voto sul candidato sindaco ai soli 500 iscritti.
L’assemblea del 14 febbraio ha deciso però di allargare la platea dei votanti a tutti i residenti del territorio metropolitano ex provinciale, quindi un solo seggio non reggerebbe il voto di migliaia di persone. Paola Ziccone ha chiesto di conseguenza, con forza, di avere almeno 6 seggi in città (uno per ognuno dei nuovi quartieri) e vari in provincia. Avrebbe voluto almeno due seggi mobili: camper o furgoncini capaci di spostarsi tra i comuni di pianura e di montagna, ma la battaglia politica nel direttivo non lo ha reso possibile. La mediazione è stata di due soli seggi fissi in provincia, vicini a Bologna: uno a Casalecchio, l’altro a San Lazzaro.
Adesso restano da decidere quisquilie come quante cabine ci vanno in ogni seggio e la discussione da pelo nell’uovo cela ancora una volta il tentativo di egemonizzazione: mettere più cabine laddove si potrà controllare meglio, fisicamente, le condizioni del voto. Per far ignorare magari che bisogna essere residenti a Bologna e provincia. Dunque, carta d’identità alla mano: ma chi le controlla? Oppure, posso immaginare che verrà pubblicizzato più un seggio piuttosto che un altro, penalizzando i seggi in provincia o altre cosucce amene. I social network si prestano bene e, in fondo, la burocrazia è interessante. Molto interessante.

Ai ‘civici’ resta una sola carta, mobilitarsi tutti il 28 (anche Anderlini, nonostante l’onta) per votare Paola Ziccone. Altrimenti a Bologna quel che accadrà è solo la nascita di un nuovo (piccolo) partito dalle ceneri della sinistra di Sel. Tanto rumore per nulla.

Aggiornamento (3 marzo 2016) –

Federico Martelloni di Sel ha vinto le primarie il 28 febbraio.
Il giorno dopo la ‘civica’ Paola Ziccone ha rifiutato le ipotesi di posti in lista che le erano stati offerti.
L’1 marzo il Prc si è riunito e ha deciso di uscire da Coalizione Civica.
Il 3 marzo si è venuto a sapere che il co-fondatore e quasi ‘padre’ della Coalizione, Mauro Zani, si è dimesso dal direttivo e che si profilano altre dimissioni di ‘civici’, già decimati per diversi altri motivi.
Restano nel direttivo gli esponenti di Sel-Sinistra Italiana, di Possibile, dei centri sociali Tpo e Labàs e dell’ex assessore comunale alla cultura Alberto Ronchi, ovvero i ‘cuculi’ descritti giorni fa dallo stesso Zani nel suo blog (https://maurozani.wordpress.com/2016/02/28/il-nido-del-cuculo/).

La Coalizione Civica non esiste più nel suo progetto originario.

 

Elezioni 2016. Il laboratorio Bologna sdogana la sinistra

E’ confermato, Sel si spacca a Bologna nei due schieramenti pro e contro la conferma dell’alleanza con il Pd alle elezioni comunali del 2016 (https://www.facebook.com/giulia.seno.98/posts/1000887303302194), ma è la città tutta che si conferma laboratorio politico, anche per altri tipi di anime che la abitano, tanto da spaccare pure le larghe intese volute a Roma dal premier e segretario Pd, Matteo Renzi. A Bologna sembra infatti inascoltato il sollecito del vice premier Angelino Alfano del Nuovo Centrodestra (Ncd), che vorrebbe le stesse ‘larghe’ intese in campo anche per le amministrative 2016. Così, non appena il segretario bolognese del Pd, Francesco Critelli, blinda la ricandidatura del sindaco Virginio Merola che secondo i centristi guarda troppo a sinistra, il ministro Udc Gian Luca Galletti interpreta il gesto come un ‘liberi tutti’, e annuncia una candidatura di centro. Forse lui stesso, bolognese e da tempo in predicato, forse un altro, ma comunque un candidato centrista, che finirà per rompere a Bologna il ‘largo’ delle intese alla base del Governo Renzi.

Così siamo già a tre candidati sindaci. Uno del Pd, ovvero il sindaco Merola fiancheggiato a questo punto solo da un pezzetto di Sel; uno centrista e uno del ‘vecchio’ centrodestra Forza Italia-Lega Nord-Fratelli d’Italia, o meglio probabilmente una: la consigliera comunale leghista Lucia Borgonzoni che il leader del Carroccio, Matteo Salvini, spesso a Bologna negli ultimi tempi, non impone ma predilige.

Un quarto candidato sindaco avrà 5 stelle e sarà presumibilmente il capogruppo in Comune, Massimo Bugani, beniamino di Beppe Grillo, grazie al potere del quale è sopravvissuto alle mille lotte del meet up più agitato d’Italia, che fra gli espulsi ha contato nomi come il paladino della democrazia interna, Giovanni Favia, e la consigliera comunale Federica Salsi.

E’ in questo contesto – dove tutti i protagonisti guardano al centro, nonostante qualche timido gesto un po’ a destra o un po’ a sinistra o né-a-destra-né-a-sinistra – che si aprono possibilità per la sinistra di base a Bologna. La prima vera possibilità di contare qualcosa dalla Svolta della Bolognina 26 anni fa, da quando l’allora segretario Achille Occhetto comunicò l’intenzione di abbandonare nome e simbolo del Partito comunista italiano (Pci). Lasciando però per strada, man mano, oltre al Comitato Centrale che non aveva più ragione di esistere, anche tutte le migliori pratiche mutualistiche che avevano fatto di Bologna la città esempio delle Giunte Rosse che amministravano, grazie anche alla Cooperazione con la ‘C’ maiuscola, casa e lavoro per tutti, buone scuole pubbliche dell’infanzia, buona sanità. Un mondo che oggi non esiste più, non solo per la crisi globale, ma perché lasciato all’amministrazione di un Partito che insieme ai tanti nomi (da Pci a Pds, Ds, Pd) ha cambiato in peggio anche l’anima sociale e socievole di questa città. Certo, resta meno peggio che in tante altre parti d’Italia. Ma la gente di Bologna non si è mai accontentata del meno peggio: quando spala la neve alla fine vuole vedere il vialetto pulito.

Bologna ha però tante anime anche all’interno della sua sinistra e sono tutte in cerca delle pale, anche se per fortuna ancora non è cominciato a nevicare. Sembra però che stavolta, la prima in 26 anni, l’abbiano finalmente capito che dovranno starci tutte insieme su quel vialetto a spalare nella stessa direzione, per cogliere l’occasione che si apre con le elezioni del 2016: tolti gli analisti Pd, gli altri sono concordi nell’affermare che stavolta il Partito non vincerà al primo turno.
La questione è quindi quale sarà lo schieramento che sfiderà il Pd al ballottaggio. Se la sinistra riuscirà davvero a presentarsi unita, con un’unica lista oltre che con un unico candidato sindaco, potrà contendere l’onore della sfida, e l’onere, al M5s, che al momento pare favorito sulle formazioni di centro e centrodestra.

Dunque, ben vengano tutte le iniziative in programma prima di Natale: dai civatiani di Possibile che domenica pomeriggio si trovano alle Scuderie con l’europarlamentare Elly Schlein, ai centri sociali di Bonalé che intorno a metà dicembre prevedono “un momento unitario e programmatico” o l’ex assessore Alberto Ronchi che, prima cacciato e recentemente di nuovo lusingato dal sindaco Merola, oggi ha presentato la sua nuova associazione culturale La Boa  e il suo progetto politico Abitare Bologna.

Ma per vincere l’onore e l’onere della sfida l’Anno Nuovo dovrà vederli tutti su quel vialetto a spalare, insieme alla Coalizione Civica fondata dall’ex Ds Mauro Zani con l’avvocato Mario Bovina, la stessa Federica Salsi e diversi pezzi della sinistra di base (Marina D’Altri, Paolo Soglia, Marco Trotta, Cecilia Alessandrini, Sergio Caserta) e di quella di Sel (Luca Basile). Anzi, all’interno della Coalizione Civica: l’associazione aperta formalmente il 20 novembre ha già 140 iscritti, ma ha scelto di non eleggere se non organi provvisori, in attesa che tutti si decidano a mollare gli ormeggi e a veleggiare nella casa comune. E già adesso la Coalizione non si presenta male, capace di rispondere così – con una filastrocca http://www.coalizionecivica.it/zirudela-per-la-repubblica/ – all’attacco piccolo piccolo al proprio simbolo, un Nettuno enfatico, poco bello ma scelto ormai da due mesi, che il quotidiano gli ha dedicato oggi sulla prima pagina locale.

La vita è tutto un leak. Dalle botnet usate male alla violenza sulle donne in vista della Giornata mondiale

Potrei continuare a ribattere che le botnet usate male fanno molti più danni di quel che si può immaginare, non solo in politica (https://www.facebook.com/giulia.seno.98/posts/998590306865227), come del resto l’ambiguità e il non detto distruggono ogni relazione proficua.
Ma si avvicina il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una violenza non solo fisica, fatta di soprusi e vessazioni quotidiane, che ambiguità e non detti in ogni ambiente – familiare,  di lavoro, scolastico, universitario, politico, sindacale, associativo – perpetuano e perpetrano all’infinito.

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Ogni tanto le cose sembrano andare un po’ meglio, quando emergono ad esempio i dati sui femicidi, sempre in aumento: sembra un paradosso ma non lo è. Prima le donne venivano uccise del tutto in silenzio. Risultano dunque un leak anche i dati sulle donne morte ammazzate, uccise perlopiù da mariti, fidanzati o ex partner. No, non sono la solita estremista, lo dicono i dati: almeno i corpi morti delle donne si riesce a contarli. E spesso si sa chi le ha uccise: “nel 58% dei casi l’autore è stato il partner attuale o ex della donna (http://www.casadonne.it/wordpress/8a-indagine-sui-femicidi-in-italia-realizzata-sui-dati-della-stampa-nazionale-e-locale-anno-2013/)”.

Più difficili da contare sono le molestie, moltissime non denunciate per amor di pace, per non incorrere in persecuzioni peggiori. Più difficili ancora da evidenziare sono gli abusi su bambini e bambine, oppure sulle donne che sono anche lesbiche o transessuali, che provengano dal genere maschile o femminile poco importa.
Anche per questo associarsi è utile a evidenziare tutte le vittime della violenza maschile e il 25 novembre ArciLesbica Bologna e Casa delle Donne organizzano insieme un presidio-flash mob (appuntamento in piazza del Nettuno alle 18.45): “leggeremo dei brani dal libro “Ferite a morte” di Serena Dandini – scrivono in una presentazione – e con candele indicheremo simbolicamente che le storie di chi vive la violenza non possono e non devono essere taciute. Saremo in piazza insieme a tante altre donne (diversi i presidi e le manifestazioni annunciate)”.
Per tutto il mese la Casa delle donne ha riproposto il Festival della Violenza Illustrata, che per il 25 novembre prevede la proiezione gratuita al Cinema Lumière del documentario di Germano Maccioni “Di genere umano”, che racconta l’esperienza del seminario “La violenza contro le donne. Problematica dei sessi e diritti umani”, istituito per il secondo anno dall’Università di Bologna. Durante la Giornata mondiale, inoltre, il festival ha concordato con alcuni suoi sponsor che “facendo la spesa nei supermercati il 25 novembre, Coop Adriatica devolverà alla Casa delle donne l’1% dei prodotti confezionati a marchio Coop, e Nordiconad parte degli incassi della giornata”
http://www.casadonne.it/wordpress/festival-la-violenza-illustrata-x-edizione-rinate-di-donna-2/

Il festival, che quest’anno celebra la sua decima edizione e insieme i 25 anni di attività della Casa delle Donne di Bologna, prosegue il 26 novembre con un corso specifico per le Forze dell’Ordine (Ascoltare per proteggere. L’audizione della donna e del minore vittime di violenza) organizzato al Comando Regione Carabinieri Emilia-Romagna. La chiusura del festival, il 28 novembre alle 14.30 alla Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio in piazza Maggiore, è con il convegno internazionale “Tutti/e dovremmo essere femministi/e. Nuove visioni e ricerche politiche sulla situazione delle donne in Italia, Svezia e Spagna”, che rilancia il ruolo delle donne e dei movimenti femministi nel cambiamento del discorso pubblico intorno alla violenza maschile.

Ellosò, non è facile saltare dalle botnet alla violenza contro le donne. Ma quel che è giusto è giusto, in ogni Paese, in ogni cultura. Possiamo parlare per ore dei concetti di giusto e sbagliato, ma un leak per me vuol dire fare chiarezza, verso tutta la verità possibile, qualsiasi cosa tu stia facendo, sia che lavori, cresci figli, giardini, studenti o chiedi un voto.

A proposito di dati sulla violenza contro le donne, è appena uscito il ricchissimo lavoro di @MaraCinquepalmi

http://www.consumatrici.it/23/11/2015/donne-2/00049771/contro-la-violenza-sulle-donne-i-dati-i-costi-e-le-vie-duscita-infografica

Salvini di nuovo in testa alla classifica grazie ai bot. E’ @Gilda35 che svela l’arcano

E’ mezzogiorno quando Matteo Salvini posta su facebook che l’hashtag lanciato su twitter per attaccare il ministro Ncd Angelino Alfano è primo nei Trend Topic di @TT_mobile:

“PRIMO hashtag in assoluto in Italia ‪#‎alfanodimettiti‬
Non è una questione personale: è buon senso, è legittima difesa, è la voglia di vivere in un Paese sicuro, guidato da gente capace”.

Un risultato raggiunto in poco tempo.

Il Nuovo Centro Destra replica neanche un’ora dopo lanciando un hashtag difensivo, #iostoconAlfano, che però non ottiene lo stesso successo. Nel tardo pomeriggio l’hashtag #Alfanodimettiti resisteva in testa (confermato primo nelle classifiche intorno alle ore 14, e non scalfito nei parziali aggiornamenti seguenti).

E’ a questo punto che @Gilda35 svela l’arcano: l’hashtag #alfanodimettiti è balzato in testa grazie a una botnet che “gestisce oltre 412 accounts” e sono questi account (poi saliti a 479) che “hanno creato e mandato in Twitter Trend Topic la campagna di oggi”. Una botnet che si chiama “LegaNordIllustrator” e fa capo, è l’accusa, al social media manager del leader leghista Matteo Salvini.

Intorno alle 20, quando l’hashtag leghista era sceso al quarto posto, Matteo Salvini @matteosalvinimi reagisce su twitter:

“Qualcuno dice che voi che twittate #alfanodimettiti siete tutti fake, robot, tutto finto, tutto virtuale… Confermate che siete VERI???”. Normali, a questo punto, i retweet in circa un’ora (121).

A chi scrive la vicenda o rilancia i tweet critici arrivano anche insulti: a me – semplice cronista – è stato riservato quello di “troia incapace”, ma non ero sola a beccarmi l’epiteto, ero in compagnia della portavoce Ncd, Valentina Castaldini, accomunate nello stesso tweet come difficilmente ci potrà capitare ancora.

Viene da ridere, se non ci fosse da piangere. Insomma, un leader politico nazionale che si organizza una campagna twitter a suon di bot per attaccare un avversario. Ovviamente, i mediattivisti indipendenti che se ne accorgono e denunciano il bluff in rete, a tutela della rete e di nessun altro, sono quelli che finiscono per rimetterci.

Su facebook se ne parla, un po’ ci si ride, un po’ si spiega. E’ qui che il data analyst Roberto Favini si ricorda che per Matteo Salvini non è la prima volta. Fece qualcosa del genere anche nel 2014, per la campagna elettorale delle europee. E posta il resoconto:
“Matteo Salvini primo politico su twitter, ma con l’aiutino” http://www.myweb20.it/2014/05/matteo-salvini-primo-politico-su-twitter-ma-con-aiutino/#sthash.Ri0q6p6H.dpbs
Sì lo so, non ci si crede. Ma sul profilo twitter di @Gilda35 trovate anche un bel po’ di conversazioni illuminanti.

L’elenco degli account individuati il 16 novembre 2015 è qui: http://pastebin.com/ZVL1tghG

 

Aggiornamenti – 20 novembre 2015

Alla fine le botnet usate erano tre (una appaiata a LegaNordIllustrator e una gestita con modi e tempi separati), gli account controllati molti di più.

Come sono stati controllati gli account lo spiega Matteo Flora qui: https://m.youtube.com/watch?v=Q5WoI_sO02I

Altre informazioni le trovate qui —-> http://motherboard.vice.com/it/read/matteo-salvini-ha-utilizzato-una-botnet-per-gonfiare-la-sua-presenza-sul-web

C’è anche lo storify di Roberto @postoditacco —->

https://storify.com/postoditacco/lega-nord-illustrator-il-bot-di-salvini?utm_source=t.co&utm_content=storify-pingback&utm_medium=sfy.co-twitter&awesm=sfy.co_r10ei&utm_campaign

@Gilda35 – collettivo di professionisti dedito al debunking – è anche su facebook (Progetto Gilda35) e qui: http://gilda35.com

Come trovare il pericoloso pacifista in mezzo ad attentati ferroviari e scontri di piazza. Oggi a Bologna

Per chi non è di Bologna ci vuole una mappa della città per capire cosa è successo oggi. Questa è parziale.

bologna

Al centro, per un giorno, il leghismo che a destra oggi tira più di Forza Italia: Matteo Salvini ha chiamato quel popolo proprio in piazza Maggiore, dove campeggia il sacrario dei caduti della Resistenza. Tra l’altro tuonando che sarebbero stati almeno centomila, salvo poi essere smentito dai conti certosini fatti dal collettivo di scrittori Wu Ming (sì sì, quelli di “Q”, che sono beceri comunisti): intorno alle ventimila persone, il massimo tra stand del cioccolato, palco e altre impalcature. E non sono state di più le persone portate in piazza da Salvini e Berlusconi, facendole calare dal lombardo-veneto. Da Roma invece è salito qualcuno di Fratelli d’Italia e qualche altro scampolo di destra.
La sinistra (sic) ha sparso tutte le lettere della parola in troppi appuntamenti che dicevano tutti sostanzialmente la stessa cosa: “i fascio-leghisti non ci piacciono neanche un po’”. Senza contare l’Anpi, i migranti e Atlantide che hanno manifestato il giorno prima.  Oggi, addirittura, i centri sociali ne avevano convocati due di concentramenti: Tpo, Labas, Hobo da una parte in piazza XX settembre (poco più in là, in stazione, Rifondazione con bandiere rosse) e Cua, Crash, Xm24, Social Log sul ponte di Stalingrado a prendersi la palma per il corteo più “tosto”. A parte, anche un centinaio di studenti. Complimenti. Ieri sera c’era gente che voleva organizzarsi per andare oggi a manifestare contro Salvini e non sapeva dove andare senza rischiare le botte. Che in verità son state poche, finite con pochi fermi di polizia e un poliziotto che si è dovuto far medicare.
Qualcuno, forse una decina di persone, si è autorganizzato anche oggi un presidio in piazza di Porta Lame, dove le statue di partigiani celebrano l’omonima Battaglia della Resistenza che l’Anpi ha commemorato ieri. Hanno portato fiori e fazzoletti rossi. E hanno bendato un paio di statue, un po’ scherzando e un po’ no: che i partigiani non vedessero cos’ha dovuto ospitare oggi la città che loro liberarono dal nazi-fascismo settant’anni fa.

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Fin qui, con il Pd ormai solo di governo e sostanzialmente quasi silente, la solita rappresentazione della politica di destra e anche quella di sinistra, vuoi di base e “tosta” o civica e pacifista. Ma la cosa buffa è stata che, con tutto quello che avevano da fare le forze dell’ordine oggi a Bologna – svegliate che era ancora notte da un nuovo attentato alle linee ferroviarie, che quando i treni si fermano un po’ fanno godere tanto i fan delle molotov – hanno trovato anche una pattuglia che andasse a identificare uno per uno i manifestanti di Porta Lame, tutti pericolosissimi facinorosi: insegnanti, funzionari pubblici, docenti universitari. “Ma siamo venuti qui, lontani da tutto, proprio per evitare tensioni”. Prego, favorisca i documenti, professore. Ecco.
Qui il resoconto di Cecilia Alessandrini, in prima persona https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10153609815002221&substory_index=0&id=737932220